Kiki’s Delivery Service

Voto dell'autore: 3/5
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Considerato un film minore del maestro dell’animazione Hayao Miyazaki, Kiki’s Delivery Service è invece paradossalmente uno dei suoi lavori più coerenti e rigorosi, dotati di un respiro classico e universale tale da donargli un ritmo vertiginoso e un’accessibilità maggiore rispetto ad altri lavori più personali. E’ forse uno dei suoi oggetti più esportabili e globalizzati, certo, ma pieno della propria poesia e calore nella costruzione dei personaggi e nel calarli in idilliache location. Un “coming of age” per ragazzi ma che piace anche agli adulti senza il bisogno di infilare materiale troppo maturo ma solo possedendo un polso saldo nel narrare per immagini.

Il live action di cui stiamo parlando invece, da film “per” ragazzi diventa un film “con” ragazzi e bambini, solo per bambini. In questo senso anche funzionante come intrattenimento, ma troppo pregno di ridondanza, retorica e infantilismo per fargli assumere quell’aura autoriale e universale che possedeva l’opera di Miyazaki. Certo, le somiglianze sono poche visto che non di remake si tratta ma di opere tratte dallo stesso romanzo e che quindi percorrono strade ben diverse. Alle redini di questo live action oltretutto troviamo addirittura uno spaesato Takashi Shimizu, il creatore di quella classica saga horror che porta il nome di Ju-On / The Grudge (e che in questo film per un attimo si autocita inserendo una bambina accovacciata e biancovestita con miagolio di sottofondo).
E’ quindi un oggettino per bambini, con discutibili effetti digitali, un buon cast (con comparsa inspiegabile di Asano –Ichi the Killer– Tadanobu) e una brava, giovanissima, Fūka Koshiba nel ruolo di Kiki.
Troppo lungo, inconcludente e a-narrativo; dovendo fare un confronto col collega animato ne esce stritolato. Come oggetto in sé può avere un suo pubblico e sono innegabili alcuni momenti più ispirati ma raramente il film riesce a decollare e a raggiungere delle vette narrative particolarmente rilevanti. Peccato.

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