Killers Five

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Un anno dopo il capolavoro Sword of Swords (1968), Cheng Kang sforna un altro piccolo gioiello dal titolo Killers Five, wuxia non molto dissimile dal sopra citato per  messa in scena (l’estenuante combattimento finale), ma diametralmente opposto nei contenuti.
Il tema del sacrificio, denominatore comune di tutti i wuxiapian o quasi, questa volta è in secondo piano. Cheng Kang è interessato a raccontarci il rapporto d’amicizia che s’instaura tra i quattro protagonisti, il quinto del titolo entra in gioco nel finale; si pensa sia un’ira di Dio invece è solo carne da cannone.

La storia è lineare: la figlia del duca Pingxi viene rapita dalla solita banda di malviventi capitanata dal temibile Jin Tianlong, e confinata in una roccaforte bagnata sui tre lati da un fiume. Apparentemente inespugnabile.
Il rinomato eroe Yue Zhenbei (Tang Ching) viene incaricato di liberarla (in realtà il poveretto non ha scelta in virtù di un vecchio debito paterno con il duca).
La missione è molto pericolosa, così il nostro eroe decide di reclutare alcuni personaggi, ognuno famoso per le proprie abilità, sfruttate al meglio durante l’avventura.
La prima ad unirsi al gruppo è la bella Ma Jin-ling (Li Ching), sorella di un noto spadaccino ed esperta come il fratello nelle armi da lancio: nello specifico una rudimentale balestra realizzata col bambù, anche se entro la fine del film dimostrerà di cavarsela egregiamente con qualsiasi arma.
Li Xiaoqi (Ku Feng), noto come “Water Rat” dedito al gioco d’azzardo (con risultati altalenanti) si aggrega al gruppo proprio dopo aver perso una scommessa con la scaltra Ma Jin-ling. Le sua abilità di barcaiolo ed esperto nuotatore saranno fondamentali per la riuscita dell’impresa.
Ultimo, non per importanza, abbiamo “Climbing Tiger” Niu (Ching Miao) cacciatore e scalatore, amico di vecchia data di Water Rat.
All’appello manca solo Liang Shengfei autodefinitosi “King of Burglary” (Wang Kuang-yu) che, come già accennato precedentemente, rimane in secondo piano aiutando i nostri nei momenti di pericolo, rivelando solo nel finale le sue reali intenzioni.

Killers Five è un wuxiapian che s’ispira al cinema d’avventura/guerra americano, con il solito gruppo d’eroi pronti a tutto pur di salvare la donzella di turno o addirittura la patria ricavandone magari qualche spicciolo, ovviamente con le dovute differenze.
In una delle scene più drammatiche, la madre dell’eroe segregata dal nemico decide di uccidersi per non pesare sulle scelte del figlio. Il messaggio è chiaro: la famiglia è importante, ma la patria viene prima!
Concetto che verrà poi ripreso dal regista nel successivo The Twelve Gold Medallions (1970), dove una figlia si batte contro il padre per il bene della nazione, o l’eroe Ma Teng che braccato dalle guardie dei Manchù, lotta per restaurare la giustizia in The Flying Guillotine part 2 (1976).

L’universo di Cheng Kang è costellato di personaggi che si sacrificano per una giustizia che va al di sopra del singolo individuo, della famiglia, un bene superiore foraggiato spesso e volentieri dal sangue dei propri cari, ma che grazie ad esso pianta radici nella profondità degli animi donando una forza di spirito e unità tipiche di questo popolo.

Killers Five è diviso nettamente in due parti: la prima con l’introduzione dei personaggi ed il viaggio verso la fortezza, viaggio che ci permette di conoscere i protagonisti, i loro difetti del tutto umani, ma anche le virtù.
Ed una seconda marcatamente action dove i combattimenti si susseguono senza sosta con una violenza grafica degna del migliore Chang Cheh.
Le coreografie sono ben strutturate ed integrate con le scenografie degli interni, i piano sequenza si alternano alle carrellate in modo omogeneo, naturale, creando un ritmo scorrevole e nello stesso tempo mutabile, quasi fosse una danza.
Ma la più grande sorpresa per il sottoscritto è l’ascesa del personaggio di Li Ching, che lentamente si trasforma in una macchina di morte inesorabile facendo sembrare quella “smandrappa” di Cynthia Rothrock un resuscitato cieco di DeOssoriana memoria.
Mentre i suoi compagni soccombono sotto i colpi degli sgherri del perfido Jin Tianlong, Ma Jin-ling dimostra le proprie abilità marziali con qualsiasi arma gli capiti tra le mani (e non) falciando i nemici come grano maturo. Le ferite non la fermano, riesce persino a salvare l’eroe Yue Zhembei da morte sicura con un colpo degno di Silver Roc.
Insomma, Li Ching è protagonista di un assolo fenomenale che non la fa sfigurare di fronte a colleghe ben più blasonate come Cheng Pei Pei o Kara Hui.
Tornerà in un ruolo simile in quell’inno femminista che risponde al nome di The Fourteen Amazons (1972) sempre di Cheng Kang.
Impossibile non menzionare il solido lavoro di Ku Feng questa volta in un ruolo diverso dai suoi e per questo ancora più apprezzabile, non ci stancheremo mai di ripeterlo: una colonna portante degli Shaw Brothers.
Lo stesso discorso vale per Ching Miao, attore di stampo teatrale purtroppo scomparso all’età di 76 anni, protagonista di un centinaio di film e vincitore di due Golden Horse come attore non protagonista.
Tang Ching e Wang Kuang-yu professionali come sempre rimangono sullo sfondo adombrati dalla presenza della letale Li Ching, faranno di meglio in altre occasioni.

In conclusione questo Killers Five è un ottimo esempio di cinema d’avventura ad ampio respiro come solo Cheng Kang sa fare; è ora che il suo nome venga nobilitato al fianco dei registi più blasonati del genere!

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