Koi no Mon

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Koi no MonMon ha vent’anni, è ancora vergine e l’unico scopo nella sua vita è raccogliere dei bei sassi. Ma non è una sorta di mania da collezionista: i sassi gli servono per fare dei manga. A differenza del senso comune e del gusto comune lui, ribelle alla famiglia tradizionalista, vuole creare un’arte propria e diventare famoso con quella. Ed è così, per mezzo di sassi dipinti con varie scritte e disposti in vario modo, che lui realizza i suoi “manga”.

Eppure con questo non riesce a vivere. Si trascina come una specie di straccione, vivendo in una stamberga in compagnia di tre assurdi personaggi dal look tra il visual e l’hippy, e cerca un lavoro… perché a nessuno interessano i “manga” che crea.

Inaspettatamente il suo mondo è però stravolto dall’incontro con Koino, una ragazza poco più grande di lui, impiegata nel luogo in cui lui sperava di trovare lavoro. Sembra una ragazza a modo, gentile, interessante. Ma l’identità che nasconde sarà il più grande incubo per Mon: lei è una mangaka indipendente, ma soprattutto una cosplayer.

Ed è in questo universo incomprensibile, fatto di feste cosplay, gente al limite del possibile e costante bisogno di soldi, che la storia tra questi due ragazzi si sviluppa, piena di incredibili, caotici impicci.

Koi no Mon è un film da otaku (nel senso buono del termine!). Difficilmente, infatti, chi non avesse una seppur minima conoscenza del fenomeno cosplay potrebbe seguire il film con interesse. Ancora più difficile poi è il comprendere battute, apparizioni, situazioni casuali, per chi non ha almeno una discreta conoscenza del mondo dei manga e dei giochi per la Playstation.

Il film, più che una contorta storia d’amore e “sopravvivenza urbana” di due ragazzi, è la storia di un vero e proprio mondo parallelo, quello dei cosplay (anche nell’apoteosi della grande fiera dei manga di Tokyo, il Comiket) dove tutto sembra possibile, dove la visione della realtà è assolutamente alterata e dove anche la stessa idea della famiglia giapponese tutta d’un pezzo viene messa in discussione. La famiglia modello, quella tradizionale di Mon, in  cui però il padre, rinomato pittore, tradisce la moglie, viene opposta ai genitori di Koino, felici e innamorati come ragazzini, uniti prima di tutto dall’essere cosplayer da prima della nascita della figlia.

Koi no Mon è la rappresentazione di un’ampia fascia del giappone, soprattutto del giappone urbano, dove la follia del travestimento è la fuga da situazioni precarie o un vero e proprio modus vivendi. Se da una parte le feste e i concorsi sono il lato solare del fenomeno, dall’altra vi sono anche i bordelli dove le ragazze si prostituiscono in veste cosplay, che ne rappresentano il lato buio. Non viene nemmeno taciuta la corruzione all’interno dell’universo dei mangaka, che per vincere ai concorsi devono avere raccomandazioni da parte dei produttori, né tanto meno la difficoltà di essere un creativo in questo ambito.

Oltre alla storia, molto veloce, piena di colpi di scena, fughe e ritorni, per gli appassionati sarà sicuramente gustoso vedere come sia stata messa in luce una sorta di carrellata sulla storia dei manga, dove i vari protagonisti ne rappresentano una fetta. Ma anche il comprendere le varie mode cosplay a seconda delle età dei protagonisti.

Ottimo anche il cast, con un Matsuda Ryuhei, ormai stella affermata a soli vent’anni, che dimostra di saper affrontare anche parti comiche e non solo serie (come lo ricordiamo su Gohatto di Oshima o nel più recente Izo di Miike) e una Sakai Wakana, emersa come modella per poi risultare ottima attrice, grazie alla sua espressività e la bravura, su un viso sicuramente non stereotipato. Lo stesso regista, Suzuki Matsuo, attore, ma soprattutto drammaturgo, non si esula dal recitare, scegliendo la parte di un mangaka ritiratosi dal lavoro che gestisce un manga bar. In questo luogo incontriamo poi uno dei due “ospiti d’eccellenza” del film, il mitico Tsukamoto, nelle vesti di un produttore corrotto. L’altro ospite, più come cameo che come attore, è invece Miike Takashi che, tutto biancovestito, è il proprietario del bordello cosplay.

Koi no Mon, per concludere, è un film da vedere in compagnia di chi ama il giappone più folle e iperpop, ma soprattutto di chi ha l’animo cosplay!

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