Kung Fu Yoga

Voto dell'autore: 2/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [3,00/5: 1 voti]

Inizia con una lunga sequenza in costume interamente realizzata in una discutibile computer grafica, particolarmente virtuosistica. Continua rubando letteralmente un paio di scene da Indiana Jones. E muta poi nel classico, ripetitivo e di maniera film di Jackie Chan. O in un film di Jackie Chan appartenente ad un genere ben preciso ovvero quei titoli fatti di viaggi tra diverse località esotiche (in questo caso Cina, Dubai e India), coloratissimi, con alcune coreografie marziali inoffensive e funamboliche e un’ironia altalenante e infantile.

Un genere che parte da Armour of God e con, in questo caso, debiti fin troppo vistosi verso il precedente film del regista Stanley Tong, The Myth. Sono titoli intercambiabili; The Myth, CZ12 (scritto, ma dai?, da Stanley Tong), questo Kung Fu Yoga.

Nessuno pretende più grande azione e stunts senza controfigura da Jackie Chan arrivato a 62 anni. Ma in mancanza di questo almeno un briciolo di coerenza narrativa visto che la produzione di un film costruito come in passato ma con i mezzi e i contesti di oggi è impossibile. E invece il nulla. Kung Fu Yoga assume senso cinematografico solo se visto come cinema per bambini, quindi abbandonando una coerenza narrativa e l’eventuale finezza tecnica. Per il resto è un continuo florilegio di fondali digitali, effetti digitali e interazione con animali digitali (anche se il leone modellato in maniera tutto sommato antinaturalistica funziona, meno le iene).
Nemmeno lo yoga o la commistione con il kung fu hanno senso; allo yoga si accenna un paio di volte giusto per proporre battute esili, e il tutto si palesa solo verso una sezione finale ambientata in India e in un balletto stile Bollywood (ma cantato in cinese) nel pre titoli di coda.
Il film risulta così a tratti davvero irritante e insopportabile tale da far attendere impazientemente allo spettatore l’arrivo ciclico del cattivo di turno, interpretato dall’indiano Sonu Sood, fortunatamente un attore talentuoso (lo ricordiamo nell’ottimo Yuva di Mani Ratnam) che da solo soverchia la presenza di tutti gli anonimi e incapaci comprimari di Jackie Chan, modelli e bulletti indistinguibili e privi di qualsivoglia carisma. Peccato che Sonu Sood non sia un atleta e quindi non riesca nemmeno a regalare un buon confronto finale con Chan. Ma quando appare in scena o quando agile scende da un automobile in volo aggiustandosi la giacca ha il carisma delle grandi star.

 

E qui arriviamo al problema. Jackie Chan è un maestro dell’arte tradizionale, degli stunts senza effetti speciali e dei combattimenti reali. E invece la sequenza migliore del film è proprio un inseguimento automobilistico girato per le strade di Dubai tra veicoli di lusso distrutti, acrobazie mozzafiato e una regia particolarmente sopra la media nonostante la preponderanza di effetti digitali. Merito del coreografo Bruce Law che nonostante l’età continua a regalare alcuni degli stunts automobilistici più complessi sulla piazza. Ma che supera di gran lunga tutte le altre sequenze d’azione di Jackie che annaspano cicliche e anonime intervallate da rari guizzi degni dello storico passato.

Kung Fu Yoga è un film minore che tra venti anni farà molta nostalgia e sarà da riempitivo nel ricordare un’epoca indimenticabile e ormai quasi evaporata.
Ma nonostante tutto in Cina è stato uno dei maggiori incassi dell’anno guadagnando circa 240 milioni di euro.

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

CONDIVIDI: