Kuntilanak Kamar Mayat

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Kuntilanak Kamar MayatNayato può considerarsi fortunato, perché tirando fuori film a ripetizione c’è il grosso rischio di realizzare schifezze come in questo caso, ma c’è sempre qualcuno ben peggio di lui in patria come David Poernomo o Arie Azis. Questo film realizzato con budget certamente superiore rispetto al già deludente Kereta Hantu Maranggai, non ha diritto nemmeno a tutte le scusanti che aveva quest’ultimo.

La differenza è palpabile. Anche qui la storia del film è scritta da Ery Sofid, ma basta guardare alla notevole differenza di risultato rispetto al discreto Malam Jumat Kliwon per rendersi conto delle diverse forze messe in campo quando si tratta di un film di Koya Pagayo e non di uno di Nayato.  Ricordando che dietro questi due pseudonimi si nasconde la stessa persona (Yato Fio Nuala) si può facilmente fare un parallelo e meravigliarsi della qualità altalenante dei suoi lavori, dettata in parte dalla sua iper-produttività e in parte dai diversi staff tecnici di Indika Entertainment e Rapi Films. Malam Jumat Kliwon è infatti un simpatico prodotto di intrattenimento con una messinscena mediobuona che trova ragion d’essere nella volontà di spaventare gli spettatori a piè sospinto. Al contrario Kuntilanak Kamar Mayat fa venire fuori tutte le lacune di scrittura presenti in sceneggiatura e l’ossessione compulsiva dell’autore per certi cliché di quello che può essere considerato a tutti gli effetti un genere a se stante in Indonesia: il teen horror.

Come nel precedente film scritto per Nayato lo sceneggiatore non fa che separare le persone colpite dalla solita maledizione per farle inseguire da fantasmi, per lo più burloni e poco sanguinari. Il resto è totalmente marginale. La storia prende origine da un semplice spunto, in questo caso una storia d’amanti tra infermiere e dottore in un ospedale, e si dipana lentamente fino alla telefonata spiegazione finale del rancore del fantasma. Le uniche novità sono la presenza di un personaggio comico, cioè un ragazzino che vuol girare un horror indie, che si trova inspiegabilmente ad avere a che fare con un Pocong (un fantasma nel sudario) in un film dedicato ad una Kuntilanak (un fantasma di donna gravida). La stessa presenza di ragazzi è forzata all’interno del film che si dovrebbe sviluppare in un ambiente più adulto quale un ospedale.

Addirittura questo lavoro segna una involuzione rispetto ai precedenti film di Nayato  come Kereta Hantu Manggarai. Si aggiunge infatti una recitazione spaventevolmente povera, che forse è anche figlia della storia che rimanda direttamente ad una telenovela di pessimo gusto. A nulla servono i polposi seni finti del gommosissimo sex symbol indonesiano Julia “jupe” Perez, perché nulla può salvare dall’ignominia questo orribile ibrido tra telenovela, commedia adolescenziale e horror. Anzi, mette un po’ tristezza pensare che la notoria bellezza delle donne indonesiane sia svilita dal successo in patria di questo modello di donna terribilmente occidentale. Speriamo un giorno si ravvedano.

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