Kyashan – La Rinascita

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Kyashan - La Rinascita-Dividendo: Kyashan è un capolavoro perchè:
Pur essendo di base un film d’azione, le sequenze action sono poche e molto brevi.

Questo gli è stato spesso rinfacciato da un pubblico che, visti i trailers, si era fatto delle aspettative errate. L’elemento perturbante è che delle sequenze action durante lo svolgimento del film (e non è corto, ben 140′) non se ne sente affatto la mancanza, potrebbero essere anche assenti, tanto si è coinvolti e ipnotizzati dall’esperienza visiva unica che offre il film. Esperienza, infatti, più che visione. Il fatto che il 98% del film (tutto tranne gli attori e nemmeno tutti interi) sia realizzato in uno splendido 3D, catapulta lo spettatore in un universo spettacolare e immenso, epico e dotato di cromatismi del tutto inediti. Il senso del meraviglioso, le profondità spaziali, le immense scene di massa, si susseguono alternate ad una cura maniacale degli interni. Una volta tanto inoltre si riesce ad andare oltre il modello Matrix, adattandosi in modo più fedele all’estetica di un manga o dell’animazione, producendo un linguaggio fresco e decisamente innovativo. Se a tutto questo sommiamo delle sequenze d’azione magistrali, un 3D qualitativamente altissimo, un budget tutto sommato basso rispetto ad un corrispettivo hollywoodiano, una sceneggiatura complessa e prepotente nei temi messi in scena e un senso del melodramma duro e intenso, ecco che otteniamo il capolavoro.

-Divisore: Kyashan è un film orribile perchè:
Riuscire a sopportare due ore e mezza di lungaggini sprofondate in un universo da “Teletubbies” è quasi estenuante, l’unico appiglio è che il susseguirsi di continui stimoli cromatici, spaziali, visivi, crea una sorta di stato di ipnosi visiva mista a narcolessia che ti tiene gli occhi sbarrati fino alla fine. Le sequenze d’azione sono poche e speso confuse.
Questa deriva degli arredamenti e dei cromatismi contemplativi sta portando il cinema asiatico ad un punto di non ritorno, quello che sta diventando in modo proccupante quasi una norma, crea una sorta di nausea ottica; ne sono una prova film visivamente splendidi come A Tales of Two Sisters, gli ultimi Wong Kar-wai e Zhang Yimou e questo Casshern.

Il digitale è orrendo. E purtroppo è un circolo vizioso a cui dobbiamo obbligatoriamente sottostare. Gli effetti in 3D sono attualmente brutti e non credibili quando tendono al fotorealismo (in linea di massima). A forza di trovarceli davanti ci stanno convincendo che sono “belli” creando una diegesi forzata dell’effetto. Boicottando questi film però si perderebbe la gavetta dell’effetto, quindi finchè il 3D non sarà credibile dovremo sorbirci centinaia di esperimenti di digitale artificioso e poco credibile. Basta far finta di nulla. Non è il fatto di essere contro il 3D tout court, ma contro un suo particolare utilizzo. Girare un intero film davanti uno schermo verde (o blue) fa perdere la pregnanza stessa semantica della parola cinema oltre a far perdere allo spettatore i riferimenti cardinali all’interno del film. In un film volutamente zuccheroso come quello delle MiniMoni può funzionare (si diceva prima Teletubbies?) ma in tutti gli altri film?

-Quoziente: Per tradurre in immagini filmiche quella vecchia serie animata da noi nota come Kyashan – Il Ragazzo Androide si sono fuse diverse menti ottimizzando la loro fusione di competenze. Innanzi tutto il signor nessuno, il regista Kazuaki Kiriya, noto fino a questo momento solo per essere il marito della j-pop star Hikaru Utada (che ha scritto alcuni pezzi della OST) della quale ha diretto diversi videoclip. Alla fine il film è  paradossalmente quasi un prodotto indipendente visto che Kirya ha diretto il film, fotografato, sceneggiato, montato, con un budget ridicolo (visto il risultato finale) di 6 milioni di dollari. A lui si è unito per la propria competenza nelle sequenze action, Shinji Higuchi (notissimo per aver lavorato nella recente trilogia di Gamera). Si unisce al progetto lo scenografo Yoshihito Akatsuka (Sleepless Town e Swallotail Butterffly) e in quanto alle musiche, troviamo Shiro Sagisu, responsabile delle ost di The End of Evangelion e di Musa.

-Resto: Kyashan più che un film è un’esperienza che comunque, siate voi dalla parte del ‘dividendo’ che del ‘divisore’, va vissuta (in sala!).

Mostra una nuova strada per il cinema non hollywoodiano e una nuova strada intrapresa dal cinema giapponese. Mette in evidenza i picchi più alti delle nuove tecnologie applicate al cinema e mette in scena una sceneggiatura complessa e affatto banale, fin troppo cupa per un film da grande pubblico. Forse i puristi della serie rimarranno delusi, così come i fans di una visione classica di cinema.

Resta comunque un’opera importante e che lascerà un segno, questo è sicuro.

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