L – Change the World

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L - Change the WorldDiciamocelo: vedendo i due Death Note targati Shusuke Kaneko, ci era quasi impossibile tifare per il protagonista Light Yagami, in quanto la nostra simpatia si indirizzava tutto verso il personaggio di L. E’ lui l’(anti)eroe per cui amiamo fare il tifo, questo essere indefinito (sicuramente sovra o dis-umano) che trasfigurato nel corpo di Ken’ichi Matsuyama, diventa una via di mezzo tra un mutante e un emo. Ha il taglio alla Billy Joe Armstrong, è perennemente con la matita nera sotto gl’occhi, mangia quintali di dolci, e ha movenze aliene che stanno tra il cool e il freak.
Non sorprende, dunque, vedere uno spin-off dedicato completamente a lui, e pure diretto da uno degl’autori giapponesi contemporanei più famosi del panorama, Nakata Hideo.

Che cosa sia l’Operazione L – Change the World è presto svelata: l’intenzione è unicamente ritagliare al personaggio una nuova avventura per metterlo ben in mostra (e dunque, farsi non pochi soldini, si spera). Per questo, la sceneggiatura di Kiyomi Fujii e Hirotoshi Kobayashi, potrebbe tranquillamente essere la base per una qualsiasi puntata di un qualsiasi telefilm d’azione: gente cattiva che scopre un virus per mettere in ginocchio l’umanità da una parte, gente buona che deve fermarli dall’altra. Che, diciamocelo, è un po’ lo script basilare per qualsiasi film senza idee particolarmente brillanti o perlomeno interessanti. Perché in fondo, chissenefrega se montiamo su una storia semi-banale e deja vù, l’importante è che il faccione indefinito di L figuri in più inquadrature possibili.

Allora, una prima pecca dell’opera è proprio quella di aver sprecato le potenzialità di un personaggio così interessante e ricche di possibili introspezioni; il tutto, invece, si riduce a semplice trattamento di superficie, dove di L non contano tanto gli scavi emotivi o psicologici, bensì, ancora una volta, già come per i due Death Note precedenti, le movenze fisiche, il ciuffone e l’eye-liner.
In un contesto simile, il lavoro del regista si limita unicamente a rendere il film il più fluido ed indolore possibile, praticamente un gioco da ragazzi per un film-maker dal mestiere come Nakata, anche se ai produttori è probabilmente sfuggito un punto importante: Nakata non è mai stato un regista di action, e ciò si risente soprattutto nelle scene più open-air come gli inseguimenti in macchina, dove è palese nell’autore l’incapacità di cogliere appieno la dinamicità dell’azione.
Il padre del new horror giapponese, ancora una volta, dà invece il suo meglio nella creazione delle atmosfere più cupe, nella possibilità di avvicinare la sua macchina da presa ai corpi semi-putrefatti che stanno sputando sangue e corrente elettrica. Piccoli sbalzi di immagini che ogni tanto mostrano il tocco d’auteur in un’operazione tutt’altro che autoriale come questa, che alla fine dei conti si rivela innanzitutto una possibilità sprecata, un divertissement che sarà anche cool, ma che purtroppo non riesce mai a nascondere totalmente la sua povertà evocativa.

L – Change the World non è un film “bello”.
Al massimo è “carino”.
Solo che “carino” è un aggettivo che si dovrebbe usare coi cani, e non coi film.

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