La Vendetta del Dragone

Voto dell'autore: 2/5
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Sempre così discontinuo Derek Yee; lavori duri come People’s Hero, vivaci come Viva Erotica, deliziosi come The Truth About Jane and Sam, fino al successo dello strampalato One Nite in Mongkok. In mezzo episodi catastrofici come Drink, Drank, Drunk e i picchi di retorica di 2 Young, retorica sempre presente ma che si è fatta sempre più incessante meravigliando per la tutto sommato piacevolezza del precedente Protégé.
Purtroppo il melangè tra il regista e la presenza ingombrante di Jackie Chan e della sua esuberante e dichiarata tendenza al buonismo universale conduce irrimediabilmente ad un “mediume” laccato e soffuso.

Alla fine la solfa è la solita di mille altri film, quelli dei delinquenti sanguinari che vanno ad Hong Kong a fare rapine e a costruire gang. Ma la “perla d’oriente” viene spazzata via (l’unico personaggio dichiaratamente hongkonghese è un folle arrivista sanguinario) in cambio con il Giappone (“nemico” reale ben più piacevole per la Cina). A visioni idealiste e bucoliche della Cina rurale in flashback (contrastante con i colori al neon e la fotografia cupa del Giappone) si erge Steelhead (Jackie Chan) eroe buono atto ad assumere sul suo corpo una scalata al potere delle gang locali degna del Tony Montana ma che quasi per contratto gli scivola addosso senza mutare mai il suo status di buono e ligio; quei due omicidi obbligatori per la progressione narrativa sono sempre in virtù del bene dei compagni. Un buono incredibilmente contrario alla droga, cha salva la vita ai poliziotti, contrario al pizzo ma che arriva alla vetta del potere. Chiude il film una ciliegina in sovrimpressione atta a sottolineare come il boom economico mainlander abbia bloccato i flussi migratori verso il Giappone mostrato praticamente in toto come luogo di yakuza e prostituzione. Nonostante tutto, il film ha subito pressioni censorie dal governo centrale di Pechino. Una caporetto insomma. A fronte di una regia mortificante rispetto alle precedenti opere del regista e ad una scrittura puerile il film infila inspiegabilmente episodi di violenza sanguigna del tutto avulsi allo sviluppo narrativo, in un minestrone dall’estetica di serie tv americana di bassa qualità artistica. Nessuno fa gridare al miracolo né tra il cast cinese né tra quello giapponese se escludiamo giusto un paio di veterani tra cui il carismatico Yasuaki Kurata e un funzionale Jack Kao Jie.

Insomma, il ritorno di Jackie Chan (che qui non si muove mai nel territorio delle arti marziali) ad un cinema cupo e violento, come ai tempi di Crime Story non sortisce assolutamente né lo stesso risultato né tantomeno il risultato sperato.

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