Lady Snowblood 2: Love Song of Vengeance

Voto dell'autore: 3/5
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lady snowblood 2Yuki, che alla fine del film precedente sembrava morta, ritorna in questa seconda avventura di Lady Snowblood, tratta dai manga di Kazuo Koike. La trama prosegue li dove si era interrotta. Yuki viene arrestata e condannata a morte per i crimini commessi in precedenza, ma durante un trasporto viene liberata dai servizi segreti è incaricata con una nuova missione; uccidere un noto anarchico, sopravvissuto all’assassinio di tutti i suoi compagni da parte della polizia. Ci vuole poco perché Yuki si convinca a cambiare parte.

Love song of Vengeance è, senza ombra di dubbio, inferiore al primo film, ma francamente è incomprensibile la fama di seguito debole che si trascina dietro. Semplicemente ha una marcia in meno, il che lo rende pur sempre un ottimo film (considerando che il primo è un capolavoro). Il quarto d’ora iniziale poi è semplicemente straordinario. Il problema, per chi scrive, di questo secondo capitolo sta nella trama o meglio nella trama che stava alla base del primo Lady Snowblood. Il fatto che Yuki fosse cresciuta in vista di un solo obiettivo, ossia quello della vendetta, che si compie nel primo film, fa si che la motivazione portante venga meno. Problema non del tutto risolto nella sceneggiatura ed infatti nella seconda parte del film la presenza di Yuki è decisamente secondaria e la trama va leggermente fuori fuoco. Lo sfondo storico è sempre lo stesso, ma diciamo che viene a mancare l’empatia verso il personaggio, invece fortemente presente nel primo film. Fujita nella messa in scena stessa è molto contenuto e si limita all’inserto di qualche illustrazione e ad un collage di foto in b/n. Anche il ritmo è più lento rispetto al predecessore. Lo splatter è presente, anche se in maniera minore, ed esplode pienamente soprattutto nel finale. Le solite fontane di sangue, braccia mozzate e per finire bulbi oculari perforati (a proposito di quest’ultimi è interessante notare come ancora nessuno abbia tirato in ballo Tarantino). Da notare una scena di tortura particolarmente sadica.
Insomma Love Song of Vengeance è un chanbara di ottima fattura, con un solido cast, una buona regia, ma con qualche problema di ritmo e una trama meno intrigante di quanto fosse lecito aspettarsi. Il sottoscritto inoltre è della convinzione che sarebbe stato necessario un terzo film per chiudere definitivamente il cerchio e la storia di Shurayukihime.
A prova di questo, la frase in sovrimpressione sull’ultima immagine che recita “It was May, 1907. The eventful Meiji era was drawing to a close.”, sembra quasi più una scusa (suggerendo che la fine dell’era Meiji corrisponda anche alla fine della parabola di Yuki), che un finale soddisfacente.

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