Lady Snowblood

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Lady SnowbloodIl genere Chambara o Ken-geki ha iniziato a prosperare negli anni ’40, con registi come Akira Kurosawa o Masaki Kobayashi. Film violenti, con eroi contradditori, ambientati in un mondo spietato, amorale e dalla morte sporca e veloce.
Ma è negli anni ’70 che il genere raggiunge il suo picco di massima violenza con il dittico di Lady Snowblood e soprattutto con la serie in sei parti Lone Wolf and Cub (aka Baby Cart, 1972-74).

Nel 1973 la Toho produce il primo film Lady Snowblood – Child of the Netherworld. Dell’anno seguente è Lady Snowblood – Love Song of Vengeance. Entrambi sono interpretati dalla divina Meiko Kaji. Nonostante il personaggio sia tratto da un manga, l’attrice offre un’interpretazione straordinaria, intensa e soprattutto credibile.
Tratti dal manga Shurayukihime di Kazuo Koike (dalle cui altre opere, lo ricordiamo, sono tratte anche le serie di Lone Wolf and Cub e di Hanzo The Razor), il film narra la storia di Yuki (neve), una giovane donna letale con la spada, che ha dedicato la sua vita alla ricerca degli assassini dei suoi genitori.
Un flashback ci mostra come il padre, maestro di scuola, viene scambiato per un impiegato delle tasse del governo. Dei paesani inferociti uccidono lui e il figlio e poi violentano la moglie per diversi giorni (in una scena di incredibile presa).
Questa, umiliata e senza più scopi nella vita, se non la vendetta, inizia a cercare i tre uomini e la donna che hanno assassinato la sua famiglia. Riesce ad ucciderne uno, ma viene arrestata e condannata alla prigione.

Senza prospettive di uscire, si fa ingravidare da uno dei guardiani, con la speranza che il figlio possa prima o poi vendicarla. Muore dando la luce ad una bambina … Yuki.
Il mondo di Yuki è fatto di violenza e morte, sin dalla nascita. Ancora bambina viene già allenata per diventare una macchina micidiale con un solo obiettivo. Emblematica a riguardo la frase “Tu hai un destino. Dimentica la gioia, dimentica la compassione, dimentica amore ed odio, dimentica tutto tranne la vendetta !”. E cosi Yuki diventa Shurayukihime, ossia Lady Snowblood, e la neve si tinge di rosso.

In fondo però la ricerca degli assassini dei genitori rappresenta solo una faccia della medaglia. Yuki, tormentata da domande e dubbi, è anche in cerca di una risposta. Sarà possibile per lei alla fine del cammino fuggire al suo destino e tornare ad una vita normale ?
La risposta l’avremmo solo nell’ultima scena. Il grido disperato di Yuki, la consapevolezza che l’odio genera soltanto altro odio e che alla violenza non può che seguire altra violenza. La vendetta si trasforma in una spirale senza via d’uscita.

Il film, ormai lo sanno anche i muri, è strutturato, seguendo un approccio quasi letterario, in quattro capitoli. I venti minuti iniziali sono spezzati più volte da flashback, che possono confondere in un primo momento, ma ci viene in aiuto il commento in off di uno dei protagonisti. Girato in (Toho) CinemaScope con colori vivissimi al limite del pop, Toshiya usa tutte, ma proprio tutte, le tecniche possibili immaginabili, coadiuvato dalla splendida fotografia di Masaki Tamura e dal montaggio impeccabile di Inoue Osamu. Per alcuni versi il film è quasi sperimentale. Si passa dall’uso di illustrazioni manga a collage in b/n e fotomontaggi. Il bianco è il colore che domina tutte le scene chiave, dalla nascita alla morte di Yuki con la neve che cade, fino al kimono bianco. La violenza è decisamente grafica e spiazzante nella sua brutalità e assurdità. I combattimenti sono sempre letali, con fontane di sangue e arti mozzati ovviamente comprese nel prezzo.

Ultra-stilizzato e allo stesso tempo quasi documentaristico per il frequente uso a mano della macchina da presa, Toshiya crea un mondo autentico ed allo stesso tempo da fiaba nera. Bellissima la titlesong cantata da Meiko Kaji stessa, Shura no hana (The Flower of Carnage), che già nei titoli di testa preannuncia il suo tragico destino. Un film grandioso sotto tutti i punti di vista, dalla messa in scena alle tematiche trattate (anche storiche e socio-politiche, qui non da me affrontate, ma che sarebbero da approfondire in un discorso più ampio legato al genere Ken-geki). Yuki è un personaggio unico nel genere Chambara, un mondo tradizionalmente dominato dagli uomini. Fragile nella sua apparenza, ma allo stesso tempo determinata nelle sue azioni, Yuki è un angelo della morte, consacrato alla vendetta. Anche un film concepito per essere un exploitation, un revengemovie, può essere grande cinema. Lady Snowblood ne è un esempio lampante e fa parte dei migliori Chambara che gli anni ’70 hanno da offrire. Un vero classico del genere e per chi scrive un capolavoro poetico indiscutibile.

Mi sia concessa una nota a margine. La discussione su quanto di Lady Snowblood (e della cinematografia asiatica in generale) sia finito in Kill Bill Vol.1 (2003) di Quentin Tarantino ha ormai raggiunto una sterilità irreversibile. L’influenza si vede ed è innegabile, ma chi riduce il tutto ad una semplice “copia” forse, e dico forse, non ha capito il cinema del regista americano.
Ognuno deve giudicare per se stesso (perdonatemi questa terribile banalità), ma se questa si rivela un ulteriore ragione che spinge qualcuno a vedersi Lady Snowblood, l’obiettivo è comunque raggiunto.

 

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