Lamù – Il Sogno

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Lamu - Il SognoQualche anno fà, mentre mettevo le radici scrutando uno per uno migliaia di titoli presenti in una piccola ma fornita videoteca di Trento, incappai quasi per caso in un piccolo reparto contenente alcune videocassette d’animazione. Non i film della Disney, è ovvio, quelli erano ben pubblicizzati con tanto di manifesti sulle pareti… parlo di semisconosciuti  film d’animazione giapponesi. Premetto, io non sono un grande conoscitore del genere, non sono un otaku e non leggo manga, però amo il cinema in tutte le sue forme. E il cinema, sotto forma di “cartone animato giapponese”, ha prodotto negli ultimi anni alcuni ottimi film ed una manciata di capolavori… e non sono certo io il primo a dirlo, basti vedere le recenti entusiastiche partecipazioni alla Mostra del Cinema di Venezia degli ultimi lavori di Miyazaki Hayao (Il Castello Errante di Howl) e di Otomo Katsuhiro (Steamboy) e al Festival di Cannes di Innocence di Oshii Mamoru; per non parlare del doppio prestigioso riconoscimento internazionale, Orso d’oro e Oscar, ottenuto l’anno scorso dal meraviglioso La Città Incantata sempre del Maestro Miyazaki. Ad ogni modo, tornando alle mie avventure da topo di videoteca, ricordo di aver notato sulla locandina della vhs un nome di mia conoscenza: tale Oshii Mamoru. Allargando però il campo visivo mi accorsi che si trattava di un OAV della serie di Lamù. La domanda a quel punto nacque spontanea: che ci faceva il nome dell’Autore di quel capolavoro della cyber-fantascienza animata che è Ghost in the Shell (e prima ancora di Tenshi no TamagoPatlabor 2 – the Movie, solo per citare i più importanti), associato ad uno dei tanti film dedicati alle avventure più o meno demenziali della famosa aliena in bikini tigrato? Incuriosito da questa scoperta tentai un noleggio e, inutile negarlo, rimasi estremamente soddisfatto di quello che vidi:

il liceo Tomobiki è in fermento, sono in atto i preparativi per il festival studentesco. Tutto sembra normale ma l’apparenza, come si sa, inganna e infatti qualcosa di molto strano sta succedendo: il giorno prima della festa si sta ripetendo all’infinito, ogni giornata ricomincia da capo e il tanto famigerato giorno dell’inizio dei festeggiamenti non arriva mai. Il primo ad accorgersene è il professor Olsen il quale, tornando a casa per colpa di un malore, la trova stracolma di muffa e polvere, in uno stato desolante come se non c’avesse messo piede da mesi.

E non è finita qui: prima ci si accorge che è praticamente impossibile lasciare il quartiere circostante la scuola, chi prova ad andarsene infatti torna inspiegabilmente al punto di partenza; poi ci si rende conto che l’intera popolazione cittadina sta diminuendo a vista d’occhio fino a trasformare Lamù, il suo “tesoruccio” Ataru, Mendo, la signorina Sakura e i pochi altri compagni di classe negli unici sopravvissuti dell’intera città e, chissà, forse dell’intero pianeta. Ma cosa sta accadendo? E’ un sogno collettivo o la disperata realtà? Chi o cosa è l’artefice di un tale assurda situazione? Tornerà mai tutto come prima? Traendo spunto da un’antica e famosa (in Giappone) leggenda (quella di Tarou Urashima e del suo viaggio verso il regno del Dio marino sul dorso di una tartaruga), Oshii (qui alla sua vera prima prova autoriale, dopo vari lavori su commissione) prende per mano i personaggi creati dall’autrice Takahashi Rumiko e, pur mantenendo qualche tocco di quella comicità demenziale propria del manga, li trascina in un universo parallelo affascinante, misterioso e cupo, dove il tempo “non è altro che un prodotto della coscienza umana” ed i sogni sono in grado di trasformare la realtà. La prima parte del film è decisamente la migliore, ipnotica e fascinosamente irreale, ma anche la seconda (con l’avvento delle inevitabili spiegazioni) non fa calare l’attenzione ed inserisce una nota malinconica e romantica (la scena dell’acquario fra le stelle, il risveglio della bella addormentata…) che forse spiazza ma non guasta affatto; e tutto questo, naturalmente, è dovuto all’ottimo sguardo registico di Oshii (splendidi certi movimenti di camera, l’uso combinato del sonoro e l’utilizzo dei colori), alla sceneggiatura intrigante (dello stesso Oshii) e ad una colonna sonora veramente azzeccata (ad opera di Hoshi Katsu, futuro realizzatore delle musiche di Omohide Poro Poro, capolavoro di Takahata Isao). Se non l’avete ancora visto, quindi, provate a cercarlo in qualche angolo poco illuminato della vostra videoteca di fiducia: a volte funziona!

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