Last Hurrah for Chivalry

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John Woo lo conosciamo tutti (v. speciale in Asian Feast). E’ il principale fautore (nel bene e nel male) dello sdoganamento del cinema di Hong Kong in occidente. Famoso per i suoi film action dove le pistole hanno proiettili infiniti; questi i commenti qualunquisti che si sentono tra i fruitori occasionali dei suoi film. Woo ha creato in realtà un nuovo modo di concepire il cinema balistico, uno stile saccheggiato più volte e mai eguagliato.
Una manciata di film: Mission: Impossibile – 2 (2000), Nome in Codice:Broken Arrow (1996),Hard Boiled (1992) e Face/Off (1997) sono per i più il suo curriculum, ma ben pochi sanno dei suoi inizi come aiuto regista di Chang Cheh, e ancor meno hanno visto i primi passi.
Last Hurrah for Chivalry è un ottimo esempio per scoprire, come già all’epoca, fossero presenti tutte le tematiche sviscerate poi nei suoi futuri capolavori.
John Woo si cimenta per la prima ed ultima volta (fino ad ora) con il genere wuxiapian nel 1979, dopo il fallimentare Hand of Death (1976) – kung fu movie con Jackie Chan – tenendo come solida base gli insegnamenti del maestro Chang (Cheh).
Woo infonde la propria cifra stilistica, sebbene ancora acerba, creando un film di rottura che si va a collocare in quella manciata di pellicole fondamentali della New Wave di Hong Kong, film che hanno rivoluzionato il genere traghettandolo ad un livello “autoriale” oggi finalmente riconosciuto.
Last Hurrah for Chivalry manifesta i suoi intenti sin dal titolo, e ci riesce erigendo un monumento all’amicizia virile, la pietra tombale del wuxiapian secondo l’ottica fondata da Chang Cheh.

Il matrimonio del giovane Kao Pang viene interrotto bruscamente da un losco individuo, Pai, nemico di vecchia data della famiglia Kao. Aiutato da mercenari, l’uomo massacra tutti gli astanti senza pietà, compresa la giovane moglie (non una gran perdita a dire il vero, questo avrete modo di capirlo subito). Si salva solo Kao, gravemente ferito, che grazie alle cure del proprio maestro torna in forma, pronto a vendicarsi. L’unico in grado di battere Pai, invincibile guerriero, sembra essere uno spadaccino di nome Chang “la spada magica” e così su consiglio del maestro, Kao parte alla sua ricerca. Quello che il giovane però non sa, è che Chang ha giurato alla madre ammalata di non combattere più. Promessa che regge a fatica viste le continue sfide che riceve e batterlo significherebbe diventare re degli spadaccini, titolo che fa gola a molti. Tra gli sfidanti spicca Preghiera, spadaccino di bianco vestito; “chiunque sfiora la mia spada è meglio che inizi pregare” è solito dire. Personaggio che sembra sbucare direttamente da un western made in Italy, tipo Apocalisse Joe, Sentenza, Mannaja, Campo Santo e relative famiglie con colt fumanti.

Gli avvenimenti prendono una brutta piega quando Kao, un vero bastardo, con un subdolo stratagemma fa incrociare le strade di Preghiera e Chang, con le inevitabili conseguenze, e quelle di Pai con “Verde” Tsing Yi, uno spadaccino/assassino malinconico col vizio del vino, amico ovviamente del sopraccitato Chang. I due, spalla a spalla, come i futuri eroi del dittico A Better Tomorrow si avviano verso lo scontro finale nella magione di Pai, sorvegliata da decine di tagliagole e individui dai nomi che sono tutto un programma; come Lupo e Lancia, i guardiani all’entrata, o il Mago dormiente, specializzato in uno stile di spada alquanto singolare.
Showdown tutto in crescendo, condito da numerosi colpi di scena e inevitabile bagno di sangue.

Last Hurrah for Chivalry è un must per tutti gli amanti del wuxiapian crepuscolare e malinconico. Gli elementi classici come la rivalità tra spadaccini, la vendetta e l’amicizia virile sono qui rappresentati all’ennesima potenza.
Chang Spada Magica e Verde Tsing Yi sono due archetipi figli di Chang Cheh; nei loro sguardi, nelle loro azioni rivivono il Ti Lung e David Chiang di Have Sword, Will Travel (1969), Vengeance (1970), The New One-Armed Swordsman (1971) e The Deadly Duo (1971) e fanno a loro volta da ponte agli osannati eroi di A Better Tomorrow (1986-87) e The Killer (1989).

John Woo mette in scena un melodramma travestito da wuxia, regalandoci momenti di cinema indimenticabili, non solo durante i combattimenti ottimamente coreografati, ma soprattutto mostrandoci attimi d’intimità tratteggiati da uno sguardo, da un sorriso, un ralenti, che valgono più di mille dialoghi. Se in alcuni punti si eccede nella gigionaggine (solo qualche scena) il resto del film è tremendamente compatto, e mostra una maturità registica e chiarezza d’intenti superiore persino a Chang Cheh.
Impossibile non citare i numerosi combattimenti coreografati con buona dose d’inventiva da Fung Hak-on, che non contento si ritaglia anche il ruolo di Preghiera (nome che inevitabilmente rimanda agli eroi di uno Spaghetti Western), spadaccino protagonista di uno dei combattimenti più belli del film.
La superiorità rispetto ad altri wuxia, non sta solo nella perfetta esecuzione delle scene di lotta, ma anche nella vastità di situazioni che coinvolgono l’interazione tra scenografie e colpi speciali, piuttosto che stili stravaganti, come quello già accennato dello spadaccino sonnambulo (stile che ritornerà in altri film wuxiapian a venire).
Insomma, una varietà d’idee tali da realizzare almeno una decina di film.
Un John Woo d’annata che va assolutamente riscoperto!

 

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