Leafie, la Storia di un Amore

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La decima edizione del Florence Korea Film Fest affida l’apertura della prima giornata di proiezioni a Leafie, la Storia di un Amore. Grande successo di pubblico in patria, l’opera prima di Oh Seong-yun ha come protagonista la gallina Leafie, in fuga dall’allevamento in cui è segregata verso una libertà di gioie e dolori. Lo spirito di questo lungometraggio animato si distacca dai recenti sviluppi dell’animazione occidentale, volti verso qualcosa di più maturo e adulto. Riprende invece tutta l’ingenuità, il buonismo e la retorica che hanno fatto la fortuna di classici Disney come Bambi e Dumbo. E proprio a questi si rifà Leafie, con la sua bidimensionalità riconducibile a quel tipo di animazione e la sua storia dolceamara tratta da un racconto per bambini scritto da Sunmi Hwang. Leafie è puramente fiaba, semplice da seguire e con messagi etici e morali immediati su razzismo, rapporto genitore-figlio, comprensione, adattamento e crescita. In questo senso, il film è di sicura presa sui più piccoli. Come ha dimostrato la proiezione in sala, infatti, i bambini hanno modo di divertirsi con le tante gag divertenti, preoccuparsi ripetutamente per le sorti dei protagonisti e spaventarsi qui e là ogni volta che la temibile lontra One-Eye entra in scena. Non mancano colpi di scena neanche poi così scontati. Dopo la fuga rocambolesca di Leafie dal cortile, salvata dal germano reale Wanderer, è facile aspettarsi l’amore sbocciare fra i due. La qual cosa non solo non avviene, ma Wanderer ci lascerà le penne di lì a poco. Di più, con la sua morte il potente germano reale abbandona il neonato figlio alle cure di Leafie, obbligata a ritrovarsi nei panni di madre adottiva. E siamo solo all’inizio. Da qui inizia un coming of age per una buona parte interessante, sempre in sospeso fra dramma familiare e avventura. Passaggi sinceramente commoventi anche per un adulto vaccinato si alternano all’azione rocambolesca.

Fosse continuato sul tenore dei primi venti minuti, di Leafie non avremmo avuto niente di cui lamentarci. Anche il bimbo più coinvolto dalle vicende, tuttavia, può faticare ad arrivare in fondo. Leafie, pur contenendo la sua durata rispetto alla tradizione coreana, allunga i tempi con almeno un paio di momenti tranquillamente trascurabili per l’economia del film. In particolare, tutta la lunga e scontata sequenza della gara di volo poteva essere se non tagliata, quantomeno accorciata. Così come l’accumulo di presunte chiusure negli ultimi dieci minuti, nei quali il film sembra voler terminare più e più volte salvo poi riaprire il discorso per un ennesimo colpo di coda. A dispetto di questi strascichi conclusivi, ci sono passaggi di potente bellezza. Su tutti, l’ingresso di Leafie e Greenie – così verrà battezzato il piccolo germano – nel bosco. Sembra di stare fra le righe di Dolce Notte di Dino Buzzati. L’atmosfera bucolica generalmente associata ad un bosco silenzioso e soleggiato, è in realtà contaminata dall’incredibile varietà di animali ed insetti che lo popolano. Mentre i nostri protagonisti camminano, intorno a loro tutti questi misteriosi ed affascinanti personaggi interrompono le loro quotidiane attività per osservarli curiosi. È un brulicare di vita trattato con grande poesia.

In sala dal prossimo 20 aprile, Leafie viene distribuito in Italia dalla Mediterranea Productions. A Firenze è stato un discreto successo, segno che la Corea del Sud ha qualcosa da dire anche nel campo dell’animazione. Con questo approccio, anzi, si pone in confronto diretto con i vari colossi occidentali, per ora perdendo di pochissimo la sfida. Staremo a vedere cosa intendono fare i coreani con questo genere che finora avevano sfruttato relativamente poco.

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