Leave it to the Nurses

Voto dell'autore: 2/5
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Leave it to the nursesBizzarra sorpresa questo film. Come accade ormai spesso in Giappone, Leave It to the Nurse è un prodotto che ha avuto un destino simile, per certi versi, a Bayside Shakedown, ossia anche esso deriva da una serie TV di ultrasuccesso poi tradotta in una versione per le sale. La prima miniserie Tv fu del 1996, poi replicata ogni anno con un sempre maggiore successo fino al 2002 anno di uscita di questo film. Bisogna ammettere che il risultato, per uno spettatore occidentale in questo caso è decisamente migliore. Trattasi di una commedia a sfondo ospedaliero, con finale agrodolce (abbastanza agro per la verità). Ma se la regia in media ha un impianto abbastanza televisivo sono gli attori a reggere in piedi da soli l’intero film mettendosi incondizionatamente a disposizione di tutte le gag. Ed è davvero incredibile nonchè frutto di un incommensurabile stupore assistere a quello che riescono a fare con i corpi questi mestieranti. Il risultato finale è quello di un vero manga live, sembra di trovarsi di fronte ad un’animazione giapponese, quelle in cui i personaggi si muovono tutti in modo enfatico deformando visi, espressioni e corpi (insomma, alla Pita Ten per capirci). E qui è proprio questo che accade. Tutta la recitazione è enfatica e sopra le righe, fatta di espressioni dilatate ed eccessive e tonalità vocali contorte. Non si può non lasciarsi andare a risate fragorose di fronte a battute, magari banali e poco originali, ma interpretate in quel modo. Di per sè infatti il soggetto non è particolarmente originale nè il ritmo molto elevato. Ma il film coinvolge e appassiona facendoci affezionare ai protagonisti della storia. Logicamente alcuni dettagli sono poco comprensibili ad un pubblico a digiuno della serie Tv ma per il resto il film è decisamente piacevole.

Due giovani sposini in crisi, Izumi e Kentaro, in eterna ricerca di una luna di miele esotica, lei infermiera, lui medico, lavorano nello stesso ospedale, il “Wakabakai General Hospital”, tra sogni, disastri, colleghi “pittoreschi” e arrivismo professionale. Un vecchio paziente di routine, innamorato di un’infermiera, prende mezzo ospedale in ostaggio a colpi di AK47. La convivenza forzata si protrae nel tempo a colpi di gag, carinerie, tensioni, fino al classico epilogo “sbagliato” frutto di scelte erronee da parte della polizia.

Se riuscite a passar sopra alla banalità del soggetto il film raggiunge vette di divertimento davvero rare.


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