Life without Principle

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Life-Without-PrincipleConoscendo la passione viscerale della popolazione di Hong Kong per il gioco d’azzardo e pure per quella sottile e forse più pericolosa forma di gioco d’azzardo che è l’investimento finanziario in borsa, una passione del resto rispecchiata anche nel suo cinema, da People’s Hero a Overheard, non fa meraviglia vedere che la storia narrata in questo Life Without Principle, nell’anno 2011 in cui la crisi finanziaria risalta ogni giorno sui titoli dei media mondiali, ruoti intorno ai problemi finanziari e alle loro conseguenze sulla quotidianità delle persone comuni.
Un trio di protagonisti e le loro reazioni alle difficoltà di raggranellare denaro in un momento economicamente difficile: un ispettore di polizia che vede la sua tranquilla vita movimentata dall’ansia della moglie di acquistare una bella casa, un’impiegata di banca che controvoglia si costringe a vendere titoli a rischio per raggiungere il budget fissato dalla banca e un piccolo gangster alle prese con una stramba raccolta fondi che serve a pagare la cauzione per un fratello di triadi, animano tre storie parallele di un’umanità stranita da quanto una realtà apparentemente astratta come la crisi economica si faccia tangibile quando a comandare è il bisogno di soldi.
Johnnie To, forse stanco di essere visto e atteso come colui che, volente o nolente, mette in scena l’eroismo romantico di personaggi al tramonto e ai margini, con questo Life Without Principle cerca una svolta stilistica e assembla un film che risulta persino difficile da classificare in un genere preciso: un po’ commedia nera, un po’ dramma collettivo, un po’ tragedia sociale.
E’ pur vero che un tentativo di cambiare rotta To lo aveva già fatto con Sparrow, e infatti già ai tempi non mancarono le critiche sorprese che gli rimproveravano di aver fatto una commedia leggera, un esercizio di stile, ma Sparrow aveva ancora alla base quel romanticismo, quella nostalgia per un mondo che non c’è più, per un codice di vita ormai divenuto perdente che avevano fatto da anima ai suoi capolavori, da A Hero Never Dies fino a The Mission e Throwdown e proprio quest’ultimo poteva essere tranquillamente definito come il progenitore di Sparrow. Life Without Principle porta un passo avanti questa rarefazione dell’impatto del cinema di To, che si sostanzia anche nella rinuncia alle scene madri e ai personaggi memorabili, che hanno sinora aiutato a imprimere nella memoria le storie narrate dal regista Hongkonghese, si spoglia di orpelli formali, di “effetti speciali” come le geometrie balistiche, la regia maestosa, i beffardi colpi di scena, sposta l’attenzione sulla sostanza e infatti sforna un film che valorizza come pochi altri nella sua carriera l’intreccio e la scrittura del personaggio. Se proprio si deve cercare un parente di Life Without Principle nella filmografia di Johnnie To e della MilkyWay in generale, si può citare Expect the Unexpected, anche solo per l’importanza della narrazione ad incastri (ma senza il botto) ma soprattutto il pensiero non può non andare a Breaking News, film che a suo tempo rifletteva sul presente attraverso il potere dei media, così come oggi quest’ultimo film rispecchia un mondo in crisi economica che sconfina in una crisi di valori tutta umana.
Anche in Life Without Principle, come era stato per Breaking News, Johnnie To punta sulla scrittura, andando a costruire i personaggi e le loro storie con calma e prendendosi tutto il tempo che serve, finendo per mettere alla prova la pazienza e le aspettative dell’amante abituale del suo cinema (passato?), e aspettando a far gonfiare ritmo e pathos solo nella mezz’ora finale, in cui s’intrecciano le storie del trio di protagonisti. In Life Without Principle tutto è molto più freddo rispetto al solito cinema di To, che si cita ma solo per accenni, tutto è più distante e cerebrale, il romanticismo e l’umanesimo che l’hanno fatto amare vengono relegati al secondo piano, al personaggio di un magnifico Lau Ching Wan, che altro non è se non un dinosauro in via d’estinzione nella Hong Kong del 2011, dove le triadi hanno meno potere delle banche (come già in Election avevano meno potere della burocrazia del Partito), le scene madri vanno anch’esse per l’estinzione e ciò che ne rimane (quella in cui Philip Keung guida l’auto con un fermaglio che gli trafigge il torace, anch’essa riagganciata al passato di PTU, comunque) più che coinvolgere lo spettatore ha l’effetto di straniarlo anche di più, la colonna sonora, ingrediente fondamentale di tutto il cinema di To, viene ridotta all’osso. Insomma, per tutta la durata del film, avanzando scena per scena, da quel che si vede si trae l’impressione che l’intenzione di Johnnie To sia quella di fare tabula rasa dei suoi marchi di fabbrica, di quelle notti fotografate così stupendamente, di quegli shootout da cui si usciva con fiato sospeso anche al di qua dello schermo, di quella beffarda ironia della sorte interpolata quando meno te l’aspetti.
Life Without Principle è in un certo senso un film minimalista, sperimentale per il suo regista e probabilmente interlocutorio; proprio per questo, è anche un film interessantissimo per inquadrare la figura di To come regista e – perché no? – come “autore” (e sappiam bene che lui per primo ha sempre tenuto a non essere chiamato tale), che può diventare il mattone su cui costruire una seconda (o meglio, una terza) fase di carriera, un film di transizione che ha poco senso giudicare per quanto valga in atto, qui ed ora, quanto piuttosto per quanto varrà in potenza e come radice futura di un cinema Milkyway ancora a venire. Tuttavia, a risolvere questo dubbio ci può pensare solo il tempo.
Per adesso, quel che possiamo fare è registrare sul taccuino che Johnnie To vuole cambiare, non vuole più essere atteso e guardato come Johnnie To che fa i film di Johnnie To, e a noi non rimane che seguire l’esempio di uno dei personaggi chiave di Life Without Principle, l’Ispettore Cheung interpretato da Richie Jen: un abitudinario spiazzato dalle situazioni che smuovono troppo il suo tran tran e davanti alle quali reagisce con un momento d’inerzia che al principio sembra indecisione, ma poi si rivela altro. In una scena topica del film (quella nell’ascensore con l’anziano inquilino armato di bombola del gas), infatti, l’attitudine a non agire d’impulso di Cheung si rivela la scelta vincente e salva la vita a lui e a parecchie persone; qui To ci insegna che davanti a un dubbio, quando non sai come comportarti, può essere cosa buona attendere lo sviluppo degli eventi. E dopo Life Without Principle, guardando al cinema di Johnnie To con occhi nuovi, questo è quello che ci sentiamo di fare: attendere, con fiducia.

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