Linda Linda Linda

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Linda Linda LindaCosa ci fa una studentessa coreana in un gruppo musicale scolastico giapponese? Posta qualche decennio fa, questa domanda avrebbe fatto inorridire la maggior parte del popolo nipponico (e anche coreano), ma di questi tempi la cosa non ha praticamente peso.
Song approda nel liceo di provincia Shibazaki tramite un programma di scambio studentesco e si trova suo malgrado a dover cantare niente di meno che durante il festival della scuola di fine anno, apice di impegno per studenti e insegnanti al pari dei nostri esami di maturità. In Giappone infatti i cosiddetti “club scolastici”, pur trattandosi di attività pseudo-frivole, hanno un’importanza tale da sembrare materie complementari dell’università, per fare un ulteriore paragone con i nostri sistemi. A inizio anno infatti gli studenti formano dei gruppi che intraprendono attività nel doposcuola in base ai propri gusti. Possiamo trovare una serie di club sportivi (baseball, atletica, calcio…), club culturali (lingue, poesia, letteratura, arte…), entertainment (cinema, fumetti, musica…), cucina, ecc. Ci si diverte – ma con impegno – tutto l’anno per poi preparare stand, manifestazioni, incontri ed esibizioni proprio durante il festival di fine anno, per poter dimostrare il lavoro svolto a genitori, parenti e amici.

Kei, Kyoko, Shiroko e Moe hanno formato un gruppo musicale per cantare durante il Rock Festival della scuola, ma l’ultima si infortuna alla mano e deve abbandonare le amiche che si trovano senza un membro importante con le prove fatte a tre giorni dalla rappresentazione. Ciondolando fuori dalla scuola decidono di prendere una persona a caso e scelgono Song unicamente perché passava di lì. Lei – non conoscendo bene la lingua – annuisce capendo successivamente in che guaio si è andata a cacciare. Devono però cambiare canzone per abituare la nuova componente da zero. Cercando tra le arcaiche musicassette si imbattono per sbaglio in una canzone che le farà divertire: Linda Linda Linda dei Blue Hearts, un gruppo in voga negli anni ’80. Da lì è una corsa contro il tempo, con ele quattro amiche che cercano di investire tutto il loro tempo per fare le prove, anche fuori dalla scuola e anche di notte. E’ proprio in queste situazioni che si impara a conoscere le nostre eroine. In realtà il gruppo è un connubio piuttosto vario e abituale: Kei (Kashii Yu, Lorelei) è la ragazza di carattere, dura e forse la più bella, Kyoko (Maeda Aki, Battle Royale) è la dolce e sognatrice, Shiroko (Sekine Shiori) è quella calma e riflessiva e poi Song (Bae Doo-na, Sympathy for Mr.Vengeance, The Host) che rappresenta ovviamente l’intrusa, quasi una macchietta.
Giusto per aggiungere carne al fuoco, vengono inseriti per l’occasione i loro turbamenti amorosi, fra i quali merita particolare attenzione la scena più esilarante di tutto il film, dove un fantomatico pretendente si dichiarerà a Song addirittura in lingua coreana. Quello che segue è un’alternanza di canzoni provate e sonore dormite in ogni dove; fino a che, gradualmente, le musiciste arrivano al clou completamente distrutte, ma poi scatenano un vero e proprio tripudio nella palestra della scuola riempitasi nel frattempo per via della pioggia incessante.

Oltre ai già citati Blue Hearts per la canzone principale, le musiche dell’opera sono curate da James Iha, ex membro degli Smashing Pumpkins, mentre durante la ricerca del brano da rappresentare le ragazze citano molti idoli pop quali Ringo Shiina e le Puffy, molto popolari, anche se in generi piuttosto diversi.

C’è veramente poco da fare, i film giapponesi che descrivono la quotidianità, le storie semplici, la linearità dei fatti, i comportamenti non forzati, l’umorismo, sono quelli che provocano le emozioni più forti, serenità, commozione, ilarità. In maniera quasi disarmante e totale, quasi a descrivere una magnifica contraddizione, visto che sono pure quelli che il popolo ripaga di più al botteghino, proprio perché sente più vicino a sé.
Il giovane Yamashita (classe ’76) dosa con sapienza la cosa più importante, i tempi. Il film non contiene colpi di scena, non servono. Il teutonico svolgersi dei fatti è scandito periodicamente da inquadrature statiche della scuola e delle attività che fanno capire in maniera esauriente il contesto, immergendo lo spettatore nell'”ambiente” per cercare di farlo partecipe anche dei momenti meno dinamici, a volte anche noiosi, ma attenzione, che non stancano perché nella realtà dei fatti esistono eccome, soprattutto per quanto riguarda le attività scolastiche. Sono proprio questi aspetti che danno spessore a un’opera che, pur essendo finzione, in verità finta non è.

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