Line Walker 2

Voto dell'autore: 3/5
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Il primo Line Walker, film da sala tratto da una nota serie tv si rivelava come il “solito” noir/poliziesco di routine della Hong Kong contemporanea; di maniera, ripetitivo, di grande scrittura contorta atta a coprire mediamente il vuoto e un senso dell’anonimo circondato da una produzione tutto sommato dignitosa e un cast -un tempo- delle grandi occasioni.

Si rivelava l’ennesima delusione di un film su cui, in effetti, nessuno puntava nulla, oggetto dimenticato in fretta e riposto nel cassetto dei dimenticabili di un cinema ormai inesistente.

La storia successiva si sviluppa così. Viene annunciato un sequel. Ovviamente nessuno studioso o appassionato viene mosso da un briciolo di emozione, memore del predecessore.

Dopo l’uscita in sala, le recensioni parlano di un incredibile ritorno ai fasti dell’heroic bloodshed (il genere di azione balistica incarnata dal nome di John Woo) anni ’90. Al che necessariamente, anche il più scettico, per un attimo prova a rimettersi in gioco. Fino alla visione del film stesso.

E no, non è proprio così. Certo, questo sequel nominale è migliore del primo. E no, non c’è nessuna rievocazione dell’heroic bloodshed (ad oggi forse l’unico film riuscito e sentito in merito è White Storm di Benny Chan, che -tra parentesi- ha quasi lo stesso cast).

Line Walker 2 è mimetico al primo e del primo prende tutti i difetti. Quindi? Quindi ha due pregi e sono due sequenze. Si, d’azione. Una nella prima parte: una sparatoria lungo una strada affollata mediamente ben diretta per il cinema del presente ma anni luce lontana da quello di cui si è appena parlato sopra. E poi il finale. Anche questo lontanissimo dall’heroic bloodshed.

Il finale è uno di quei colpi di coda deliranti che stanno apparendo di tanto in tanto nel cinema d’azione cinese, brevi sequenze surreali totalmente fuori dai binari che alla fine non bastano a salvare un film. Ma magari a dargli un perché, si.

In questo caso parliamo di un inseguimento automobilistico lungo le strade di Pamplona durante la nota corsa dei tori con tanto di auto che sfondano muri e piombano nel vuoto con un toro sul cofano. Quasi una sequenza di un film di Jackie Chan non fosse per alcuni dettagli sanguigni in coda.

Questo si, divertente, a tratti memore del passato, ma gravato dalla solita tonnellata di effetti digitali poco competitivi che deprivano il tutto di ogni magia. Funziona meglio l’idea in sé che la resa finale. Anche se la sequenza, abbastanza impensabile, non fosse altro per il suo livello alto di delirio, resterà nel cuore degli spettatori romantici e nostalgici.

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