Lion-Maru G

Voto dell'autore: 4/5
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Lion Maru Kenzan!

Lion Maru G

Incredibile prendere atto della quantità numerica di stimoli da cui è bombardato lo spettatore durante i 20 minuti della prima puntata di Lion Maru G. Un finto intro catastrofico e apocalittico subito smentito, come ambientazione il 2011 nel quartiere a luci rosse di Neo Kabukicho, un protagonista idiota (viene presentato mentre pesta un profilattico usato trovato a terra), gigolo fallito (la “G” del titolo sta proprio per gigolo anche se si era ipotizzato un tempo che stesse per “ghetto”) con debiti con le triadi, ipersessuato, volgare. Poi c’è una droga sotto forma di lenti a contatto rosse (le Skull Eyes) che provoca aggressività, droga utilizzata da una gang agghindata come i Baseball Furies de I Guerrieri della Notte. C’è un boss violento con un proprio stile poco fine nei confronti dell’ikebana e un vizio per il travestitismo cosplayer sovente hentai a cui il protagonista deve dei soldi, tanto da farsi inviare forzatamente come cavia nel deposito della gang sopracitata. C’è una prostituta maggiorata (che continua a parlare delle proprie tette per tutta la serie) con una gracile sorella alla marinaretta. E c’è un barbone che donerà una spada rossa al ragazzo per permettergli di trasformarsi in Lion Maru G e sconfiggere le forze del  male. Tutto questo su una regia deforme, un montaggio epilettico e un continuo percussivo di musica elettronica retrogamer. Uno spasso sconvolgente, tra Miike, i tokusatsu e la Troma.

E’ Lion Maru G, terza incarnazione dell’eroe dopo due precedenti serie (Kaiketsu Lion-Maru, del 1972 e  Fuun Lion-Maru del 1973) andata in onda nel 2006 per un totale di 13 episodi.

Gli autori si sono divertiti a seguire una filologia corretta ma catapultandola nella peggiore ambientazione possibile pseudo contemporanea; Shishimaru, ovvero l’ospite umano di Lion Maru, è divenuto così un playboy vigliacco e sfigato che guida una moto goffa, sorta di corrispettivo di Pegasus, il cavallo bianco della prima serie. Le due figure femminili sono riflesse quasi con fedeltà anche se sono mutate appunto in una prostituta tettona e problematica e una sorella minore apprensiva alla marinaretta.

Un accenno del soggetto.

Un playboy sfigato è costretto a fare da cavia contro una gang violentissima ipereccitata da una droga in forma di lente a contatto che provoca ira. Nel momento più disperato un barbone gli donerà una spada che una volta sguainata permetterà al ragazzo di trasformarsi in  un eroe leonino, Lion Maru G. Rivale e poi compagno Tiger Joe, uomo marchiato dallo stesso destino ma appartenente ad una fazione rivale. Entrambi devono lottare per bloccare una creatura malefica assetata del classico desiderio di conquista e controllo sociale. A centro campo, uno stuolo di personaggi, creature e guerrieri sanguinari e deliranti, come ciliegine sulla torta due ragazzine sensuali e sboccate.

La serie purtroppo non è perfetta; a fronte di un breve numero di puntate accusa un appesantimento nella zona centrale nonostante riesca poi a risollevarsi nello splendido pugno di episodi finali.

Come serie tokusatsu, si va ad affiancare ad alcune produzioni moderne decisamente più mature (come Garo e Cutie Honey The Live) ponendosi qualitativamente esattamente al centro tra le due; ogni puntata è ricca di idee, invenzioni e una regia spesso inventiva e suntuosa, sbriciolata da un montaggio epilettico di rara efficacia che più di una volta ricorda il cinema di Miike Takashi.

Non lesina mai sul sangue che scorre sempre senza limiti soprattutto con l’avanzare della serie né sugli infiniti ammiccamenti sessuali, sempre candidi, ludici e divertenti.

A differenza del 90% delle serie del genere poi non si affossa sul finale donando una chiusura insoddisfacente, anzi, fino all’ultimo minuto la partitura narrativa sembra scritta con cura e lascia lo spettatore in uno stato di “classica” malinconia frammista ad un dolce sorriso. Ottime le sequenze d’azione marziale che raggiungono il climax nello stupendo (per una serie TV) scontro finale che rimanda direttamente al miglior cinema action pop di Hong Kong (Heroic Trio, Saviour of the Soul et similia) di cui questa serie è nostalgico aggiornamento.

Nota di merito anche alla partitura musicale, solitamente acidissime note elettroniche che vanno dalla main theme retrogamer a suoni paranoici striduli, che ritornano ciclici provocando un sottile piacere inconscio.

Ottimo il cast tra cui il protagonista, Kazuki Namioka, attore emergente che in una manciata di anni è passato dai sentai (Genseishin Justirisers) al Miike di Crows 0, The Fast and the Furious: Tokyo Drift, L: Change the WorLd e alcune comparse in altre serie del calibro di Kamen Rider Den-O e Keitai Sousakan 7.

Ottimi anche tutti gli altri attori, tra cui i due fedeli di Miike, Renji Ishibashi (Izo, Gozu…) e Kenichi Endou (Visitor Q, Agitator…).

Osservando gli ultimi deludenti Ultraman (Daikaiju Battle e sequel), Kamen Rider (Den-O, Kiva) e la fragile Tomica Hero Rescue Force, Lion Maru G si rivela come una delle serie più fresche e refrigeranti degli ultimi anni fonte di infinito abbeveraggio oculare, divertente e assolutamente imperdibile. Una volta arrivati al finale (che non lascia aperto praticamente nulla a differenza di tante altre proposte simili occidentali) non si può che essere colti da una gratificante soddisfazione.

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