Live

Voto dell'autore: 2/5
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Iniziando la visione di Live sembra quasi per un attimo che Noboru Iguchi abbia diretto un film sobrio e rigoroso. Invece no, deraglia quasi subito rientrando nei suoi classici binari cialtroneschi che mai hanno portato probabilmente ad un film davvero compiuto nonostante la prolificità, la varietà, i cambi di case di produzione (stavolta tocca alla Kadokawa) e inanellando titoli cult del calibro di Zombie Ass: Toilet of the Dead o Dead Sushi. Suo un viaggio anche nei territori del tokusatsu (Zaborgar) e nella franchise di Tomie. Stavolta adatta un romanzo che come concept è l’ennesimo lavoro su un gruppo di persone maleassortite che vengono ricattate da una misteriosa mente e costrette ad abbattersi l’uno con l’altro per un obiettivo finale che non è solo la propria vita, come di solito è, ma anche quella di un caro prontamente rapito. Stessa solfa di Battle Royale e della decina di titoli simili, di Gantz e di The Chasing World dai cui adotta anche le estenuanti corse per la città.
Se i primi minuti sono quelli di un cinema più rigoroso, in un attimo il regista rientra nei suoi classici canali di prurigine edulcorata, di sequenze gore digitali e di effettacci naif un po’ sotto la media del filone sbocciato con i Sushi Typhoon. Il cast è invece quello dell’etichetta appena citata, e include praticamente tutti i volti noti del genere, Asami inclusa, sempre più atletica e autoironica.
La durata leggermente superiore alla media è una penality, ma per chi non ha idea di cosa questo sottogenere sia, Live potrà sicuramente rivelarsi come un’opera bizzarra pregna di una certa attrattiva. Per i veterani invece è un titolo che si va ad inserire in piena media del genere ma con tutti gli elementi noti, specialmente il sesso e lo splatter sicuramente in dosi inferiori rispetto al passato.

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