Loach is Fish Too

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Loach is Fish TooTutto è frenesia nella Pechino di oggi, si parla velocemente, si litiga per un posto di lavoro, ci si danna per portare a casa uno stipendio misero, ma soprattutto si corre. Si affrettano incessantemente per andare dovunque i personaggi di Loach…, lavoratori alla giornata che dormono ammassati, fanno la doccia come in un campo di concentramento, si fanno strada a spintoni allungando il braccio per i loro baozi quotidiani, cibo nutriente ma povero per eccellenza.

Questo il contesto in cui una madre testardamente cerca di mantenere, sola, le sue due bimbe, rifiutando anche le avances del suo superiore, che in realtà è un disperato quanto lei e curiosamente porta lo stesso cognome, Loach (pesce baricentro). Come il titolo esplicitamente mette in chiaro, sia pur piccolo e umile, questo pesciolino – e come lui i protagonisti – è comunque un pesce al pari di tutti gli altri.

Minimalista, fatto di povera gente e di sentimenti contrastanti, favola moderna paradossalmente realista, il terzo lavoro di Yang, già navigato regista anche di serie TV, punta tutto sui piccoli drammi e sulle piccole gioie, sul tirare a campare in una società frenetica e con notevoli scompensi sociali, temi sicuramente non nuovi né innovativi ma che sanno fare breccia – che sia o meno un’obiettivo programmatico – nelle nostre coscienze consumistiche.

Ma Loach… soprattutto avviene e vive in funzione della grande città, una Pechino formicolante, fatta di masse brulicanti, folle di mani tese, comunità sciamanti contrapposte alla forte spinta individualista rappresentata dalla madre-pesce. Incessantemente controcorrente, in lotta con mille ostiliità e disponibile ai lavori più umili (manovale, domestica, badante, minatrice) per migliorare la qualità della propria vita e di quella delle figlie, Loach nutre sempre e nonostante tutto una profonda speranza nel futuro. La grande città per la donna è una promessa, un’occasione, l’ultimo baluardo nella sua vita sfortunata, ma tutto finirà puntualmente per ritorcesi contro di lei. Niente andrà per il verso giusto, tuttavia la sua tendenza rigidamente esclusivista verrà meno e nel suo cuore qualcosa cambierà irrimediabilmente.

Tecnicamente eccellente, forte delle suggestioni e delle impressioni di una fotografia da mozzare il fiato, Loach… predilige i contrasti, quelli accentuati tra luci e ombre e quelli tenui fra colori e slavature, li aggiunge metaforicamente a quelli diegetici tra individuo e popolo, fra poveri e ricchi, fra uomo e città, fra solitudine e collettività.
Sicuramente un film da vedere, a meno di essere particolarmente avversi a questo modo di concepire il proprio paese e il cinema che la nuova corrente di cineasti cinesi sembra aver abbracciato. Certo che se questa direzione continua in un modo tanto emotivamente intenso e tanto figurativamente entusiasmante, non c’è che da ben sperare.

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