L’Orrore degli Uomini Deformi

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L'Orrore degli Uomini DeformiI culti cinematografici vengono spesso generati da più concause che prescindono dalla qualità intrinseca del film. E’ il caso de L’Orrore degli Uomini Deformi che deve molta della sua fama alla sua estrema irreperibilità  nei tempi d’oro della riscoperta del cinema asiatico, ma anche ad un terrificante miscuglio di stimoli particolarmente esotici per lo spettatore occidentale. Spruzzando la pellicola della classica vernice psichedelica del periodo, Ishii Teruo convogliò tutti questi stimoli in una trama che debordava nel deviante assoluto tra incesti, malattia mentale e deformità. La costruì basandosi su più opere di Edogawa Rampo (The Human Chair, The Twins, A Watcher in the Attic e Strange Tale of Panorama Island) e ritagliò persino un ruolo su Hijikata Tatsumi, controverso personaggio che fu creatore della disciplina di danza e arte perfomativa Ankaku Butoh. Il grande danzatore regala in questo caso una interpretazione magistrale da folle emulo del Dr Moreau che un po’ per vendetta un po’ per follia si crea una corte di mostri deformi.

I controversi spunti del film furono certamente alcuni degli elementi che spinsero la pellicola sulla soglia dell’oblio, ma il danno maggiore lo fece certamente l’esiguo bottino commerciale per la Toei. Il tanto vagheggiato fattore proibito recitò solo una parte marginale, così come il titolo che aveva uno sgradevole riferimento alla deformità in un paese in cui la ferita atomica era ancora recente. La compagnia decise perciò per pura convenienza di esiliare il film nei cinema di periferia nonostante un crescente numero di estimatori. Ed effettivamente a guardare il prodotto finale c’è ben poco che possa suscitare un tremendo scandalo o disgusto nello spettatore, considerando quanto andava in scena nelle coeve pellicole giapponesi. La riscoperta della pellicola prima ad un Far East Film Festival con ospite il regista e poi ad una edizione del Festival del Cinema di Venezia ha certamente del valore cinefilo, ma  contestualizzato nel prolifico anno di produzione ’69 per Ishii finisce per svanire col senno di poi.

L’Orrore degli Uomini Deformi si pone certamente come  un curioso oggetto esotico, ma non riesce, per dire, ad avvicinarsi in quanto a coerenza e qualità al capolavoro Inferno of Torture. Persino Love and Crime, altro film che si fregia sempre delle presenze di Hijikata Tatsumi, ma anche degli altri abituali attori della scuderia comuni ad entrambi le pellicole come Yoshida Teruo, Kagawa Yukie, Katayama Yumiko, riesce a stare benissimo in piedi accanto a questo film. Ad ogni modo tante stramberie, un’ottima colonna sonora, tanto Butoh sono un ottimo lenitivo per i nostri occhi affamati d’arte nipponica. Di più non si può certo chiedere ad un film che in svariate misure ricorda i coevi, se non successivi, deliri lisergici del ben più celebrato Jodorowsky. Da mettere assolutamente sullo scaffale degli oggetti più preziosi di quegli anni nonostante alcune sbavature.

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