Love and Crime

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Love and CrimeIl 1969 è uno degli anni più prolifici per Teruo Ishii. Lo stesso anno dei ben più famosi Inferno of Torture e L’Orrore degli Uomini Deformi veniva fuori questo Love and Crime. La Toei, all’epoca già macchina da guerra in termini di produzione e soldi incamerati, tanto da progettare infinite serie di pellicole, decise di virare uno dei registi dei suoi successi più grandi, come Man from Abashiri Prison, all’eroguro. Per questo Love and Crime replica lo schema ad episodi degli altri film di Ishii di quegli anni. Da una parte, pur di far cassa, si cercava di sfruttare l’interesse morboso del pubblico per le scene cruente, e dall’altra di ottimizzare la spesa impiegando il più possibile sceneggiatori, registi e attori stessi in tutte le produzioni. Scorrendo i crediti dei film del regista ci si accorge presto che negli stessi film ruotavano sempre le stesse professionalità e soprattutto si potevano scorgere gli stessi volti. Il protagonista attorno al quale ruotano gli episodi è Yoshida Teruo, patologo distrutto dal dover sezionare durante i titoli di testa il cadavere della moglie suicida, facilmente riconoscibile nello stesso anno come il malcapitato protagonista di L’orrore degli Uomini Deformi, il tatuatore di Inferno of Torture e in un episodio di Yakuza’s Law: Lynching! Incominciando ad interrogarsi su cosa possa aver fatto suicidare la moglie, che scopre aver avuto rapporti con un altro uomo dopo l’autopsia, il medico cerca di scavare nel profondo della psiche umane investigando personalmente tutti i delitti a sfondo passionale più celebri. Dopo l’iniziale storia con protagonista Aoi Mitsuko che narra una storia di amanti, denaro e omicidi che sfocia nel distruttivo finale si passa alla ben più nota storia di Abe Sada . La donna, probabilmente la criminale più famosa della storia, in un paese da sempre fascinato dalle donne fuorilegge tanto da avere un celebre genere letterario dedicato alle loro autobiografie, compare di persona in un cameo intervistata da Yoshida stesso. Prima che ad occidente divenisse celebre l’asfissia erotica dopo i recenti incidenti accaduti ad alcune celebrità, il Giappone conosceva questa pratica grazie a lei. E questo ben prima della seconda guerra mondiale (1936) e con uno dei delitti più morbosamente attraenti per la sua opinione pubblica. La donna all’epoca trentenne fu arrestata per aver asfissiato il suo amante Ishida Kichizo, masochista consenziente, e averlo consecutivamente evirato. Il processo viene ricostruito e il volto della giovane Abe è ricreato con le fattezze di Kagawa Yukie, vista spesso nella serie Delinquent Girl Boss, e decisamente brava nel dare spessore alle parole di una donna resa folle dalla passione, assassina per amore e non per gelosia. Divenuta personificazione vivente della passione sfrenata e pericolosa, ma anche di devozione estrema al proprio amato, legata a doppio filo con il grottesco e l’eroguro che viveva nei libri e nell’arte giapponese, ben prima che nel cinema qualche decennio dopo, Abe Sada è ancora oggi oggetto di discussione.

Ishii nel 1969 decideva per tutti questi motivi di portarla su schermo, ben prima di Nel Regno dei Sensi di Nagisa Oshima, celebrato capolavoro, ma osteggiato in patria a causa delle scene di sesso esplicito. La terza storia, preceduta da un paio di evirazioni gratuite tanto per rimanere in tema con la storia precedente e per non far abbassare il fattore exploitation, è su Kodaira Yoshio. Costui fu assassino seriale, nonché stupratore e necrofilo, e visse a cavallo della seconda guerra mondiale. Fu uno dei più brutali uomini che il Giappone ricordi, con trascorsi di violenza raccapricciante iniziati durante l’occupazione della Cina ove serviva da militare, ma scoperti solo dopo la sua cattura avvenuta dopo una decina di omicidi commessi nell’immediato dopoguerra in madrepatria. Ishii sceglie in questo caso un livido bianco e nero alla Wakamatsu, forse non a caso visto il tenore della storia, ed insiste sulla psicosi descritta dalla gestualità nervosa e sessuomane ricreata dal grande Koike Asao. Il gran finale è riservato alla storia di Oden Takahashi, giovane assassina morta ad appena 29 anni e famosa perché ultimo condannato a morte per taglio della testa, nel 1879 in piena epoca Meiji. Ben 7 film prima di questo ne narrano le gesta a partire dal 1912 e il più noto è certamente La Malvagia Takahashi Oden di Nakagawa Nobuo. Lo spadaccino incaricato della sua esecuzione è in questo caso interpretato dal ballerino Tatsumi Hijikata, padre creatore dell’Ankoku Butoh, e su cui non basterebbe un capitolo di libro per poterne descrivere l’influenza sull’arte e sull’estremo giapponese. Questo era il secondo dei tre film con Teruo Ishii e molti lo ricorderanno nel ruolo del folle Goro in L’Orrore degli Uomini Deformi nel quale i passi di danza Butoh svolgono un ruolo notevole nell’economia del personaggio. Ad ogni modo la vera protagonista di questo segmento è Yumi Teruko, anche lei presente lo stesso anno in L’Orrore degli Uomini Deformi, che interpreta il breve, ma intenso, racconto della donna capitata in sposa ad un uomo che si ammala di lebbra e di cui decide di sbarazzarsi con il suo amante. In questo caso il regista spinge sul pedale del grottesco mostrando prolungatamente non solo il mostruoso uomo, ma anche il suo raccapricciante omicidio da parte dell’amante della donna. Ad onor del vero il fatto non avvenne nella realtà visto che la storia di Oden Takahashi vuole che fosse una dokufu (donna avvelenatrice). Sembrerebbe poi non esserci troppo bisogno di soffermarsi sugli interrogativi a carattere pseudoscientifico disseminati dal giovane medico negli intermezzi, visto che sostanzialmente riflette su cose alquanto improbabili, ovvero se siano le donne ad essere destinate alla follia o se sia il loro corpo ad ispirarla. In realtà la bizzarria di questa teoria non è frutto di eccesso di fantasia in sceneggiatura. ma piuttosto derivazione di tentativi di studio da parte di alcuni medici dell’epoca Meiji, che coniugando scienza e superstizione cercavano di dimostrare la devianza umana studiando gli organi genitali.  La stessa Oden fu barbaramente sottoposta ad autopsia e un medico dell’epoca attribuì a particolarità della sua vagina la natura violenta della stessa.

Quel che rimane del film sono proprio le buone interpretazioni degli attori nel ritrarre le psicosi dei loro personaggi, su tutti i già citati Kagawa Yukie e Koike Asao. Love and Crime è film che non può essere confrontato con i prodotti degli autori contemporanei sugli stessi argomenti, perché sarebbe ingiusto, ma rappresenta comunque la professionalità estrema di un regista come Ishii Teruo e del suo staff. E questo anche tenendo che la pellicola sembra presentare, come accaduto altre volte nella carriera di Ishii, più di un’analogia con i lavori di registi di altre case di produzione. In questo caso la struttura e l’ambientazione nelle tre epoche Meiji, Taishô e Shôwa sembra richiamare Dark History: Blood of an Abnormal Man, oscuro film di qualche anno prima (1967) di Wakamatsu Koji, che nello stesso anno di Love and Crime raccontava anch’egli la storia del serial killer Kodaira  in Dark Story of a Japanese Rapist. Ovviamente non si tratta di vizio di fondo del cinema di Ishii, ma si potrebbe ben estendere alla produzione quasi industriale di quei tempi, per cui i film venivano concepiti sul calco di quelli di successo. Ciononostante il risultato era pur sempre un prodotto degnissimo come in questo caso.

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