Love Battlefield

Voto dell'autore: 4/5
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Love BattlefieldLa curiosità era evidentemente elevata e il pubblico si aspettava molto dal nuovo film di Soi Cheang, l’uomo che era rapidamente assurto a maggior rappresentante del “new horror” di Hong Kong. Dopo Horror Hotline – the Big Head MonsterNew Blood, e quella mina vagante di Diamond Hill eccoci ad un genere diverso, apparentemente un noir. In un periodo in cui il noir si sta positivamente rigenerando con i film di Johnnie To o prodotti come One Nite in MongkokMoving Target c’era grossa curiosità e attesa per un film dello stesso genere ma realizzato da un regista specializzato in horror. L’attesa alla fine è terminata e le promesse sono state mantenute. Love Battlefield mescola due generi, il melò sentimentale e il noir balistico trattandoli però con gli stilemi dell’horror. Il risultato è un film che sembra provenire direttamente dal cinema di Hong Kong del decennio precedente, con tutti i pregi e difetti del caso. Se la bella sceneggiatura possiede alcuni buchi e situazioni poco chiare, lo stile e le improvvise esplosioni di violenza mantengono alta la tensione. Climax del film, una violentissima sequenza ambientata su una sopraelevata trafficata, surreale e sanguinolenta, che si va a ritagliare un posto nella storia di fianco a sequenze analoghe presenti in film come The Big Heat di Johnnie To e Andrew Kam e Beyond Hypothermia di Patrick Leung.

Nei primi 5 minuti una storia d’amore nasce, si consuma, diviene routine e muore. Subito dopo arrivano i “cattivi” e si innesta l’intreccio. La polizia è un entità neutra e negativa che si muove sullo sfondo, impotente e nociva; la lotta è tra gli individui, il libero arbitrio, le scelte personali che trasformano una vita. Lo stile è personalissimo e maestoso, le composizioni urbane diventano co-protagoniste. No, non si può parlare della città in toto, ma solo di parti, di moncherini, brandelli di architettura che interessano il regista che spesso si mette ad inquadrarli dimenticando gli eventi dei personaggi. In una sequenza la macchina da presa riprende una parte di una casa, si volta un attimo distratta per inquadrare l’auto dei protagonisti che passa e poi si volta di nuovo verso quel pezzo architettonico. O una finestra che diventa cornice davanti e dietro a cui passano i personaggi. O ancora edifici abbandonati, località portuali, autostrade, slanciati condomini freddi, parcheggi. E mentre su New Blood una trasfusione a inizio film determinva l’inizio della maledizione su Love Battlefield una trasfusione diventa bottino, snodo di sceneggiatura e evento fondamentale finale grazie al quale si può salvare la giornata. Lo stile è personale e spesso trascura la narrazione per ottenere particolari risultati emotivi. Basta guardare la reiterata e paranoica sequenza finale dell’immersione per rimanere ipnotizzati di fronte a coraggiose scelte del genere.

I due protagonisti (Eason Chan e Niki Chow) sono bravi ma non riservano particolari sorprese, mentre tutti i cattivi sono delle stupende facce da cinema, caratteristi e co-protagonisti della vicenda tutti perfettamente in ruolo. Spicca su tutti il capo dei cattivi, Wang Zhiwen e sua moglie interpretata da una Qin Hailu semplicemente gelida e strabordante carisma.

Dopo un filmetto freddo e impersonale, The Death Curse, Soi Cheang torna alla grande con questo film, prodotto da Joe Ma, che subito dopo lo affiancherà nella regia nel film Hidden Heroes.

Love Battlefield è decisamente uno dei migliori titoli hongkonghesi dell’anno e riesce oltretutto a dare del filo da torcere a tutti gli altri noir del 2004, inclusi One Nite in MongkokBreaking News.

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