Love is a Crazy Thing

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Love is a Crazy ThingA volte la povertà è solo la bocca di un profondo baratro e per non cadere occorre tenersi aggrappati con tutte le proprie forze. Una qualsiasi casalinga, sposata con un marito fallito che le procura solo ulteriori debiti, si improvvisa, non senza conflitti interni, dapprima telefonista sexy, poi accompagnatrice, con le conseguenze del caso ed altri esiti del tutto imprevisti (come innamorarsi di un cliente). La parabola discendente la cambierà a più livelli, la sua vita rischierà di andare a rotoli, ma la forza interiore non mancherà a Eo-jin quando la prospettiva del collasso la farà attaccare con le unghie e con i denti al poco che le resta, i suoi due bimbi.

Come si sarà capito, a dispetto del fuorviante titolo internazionale non siamo davanti a una commedia alla moda o a una love story frizzante e sbarazzina, tutt’altro. I toni della vicenda sono dimessi e tetri, venati di una ineluttabile malinconia adeguatamente accompagnata anche dalla colonna sonora, basata quasi esclusivamente su una bella chitarra acustica.

Un cast ottimo, che non punta su stelline di grande richiamo, ma che ricerca un’aderenza ai ruoli, dalla scommessa della protagonista, la brava Jeon Mi-seon, finora impegnata in ruoli secondari (Memories of MurderBungee Jumping…Christmas in August), al cliente “speciale” Jang Hyeon-seong, apparso di recente in parecchie produzioni notevoli (Princess AuroraFeathers in the Wind), all’austera Kim Ji-sook, in un ruolo complesso non solo a livello recitativo, ma anche fisico.

La regia suggestiva ed efficace di Oh – al suo terzo film e con un nutrito curriculum alle spalle – convoglia l’attenzione sui personaggi piuttosto che sugli ambienti e sugli elementi di contorno, facendo largo uso di primi piani e soffermandosi spesso più del dovuto per comunicare figurativamente le emozioni dei protagonisti. La fotografia punta molto su piani schiacciati, corte profondità di campo e relative sfocature consistenti e onnipresenti, verso le quali il regista sembra nutrire una particolare predilezione-mania. Di grande suggestione è l’uso massiccio di passaggi in dissolvenza,  culminanti in un’affascinante sequenza composta come una galleria fotografica. Infine è di primaria importanza,  visiva e narrativa, una composizione scenica molto studiata, dall’effetto artistico, che spesso stupisce per la naturalezza con cui viene implementata in un contesto quotidiano.

Da segnalare la presenza di qualche scena di sesso, parecchie canzoni nei Karaoke-bang – luoghi di incontro con i clienti – e un pestaggio femminile decisamente disturbante. Altri episodi violenti funzionano da monito per non dimenticare di che pasta è fatto l’ambiente degradato e degradante, umiliante e meschino in cui è calato il dramma pacato e implacabilmente doloroso di un declino fisico e spirituale.

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