Love Talk

Voto dell'autore: 3/5
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lovetalk“Love Talk” è il nome di una trasmissione radiofonica condotta da una delle protagoniste del film. E Love Talk è il secondo film (dopo This Charming Girl) di Lee Yoon-ki, futuro regista dello straordinario My Dear Enemy.
Film anomalo, infinito e spossante, ma percorso vistoso e coerente verso il quarto immenso titolo che sarebbe giunto tre anni dopo. Peccato che dopo la freschezza seppur barcollante dell’esordio, questa sorta di Iñárritu sobrio e rallentato colpisca molto meno e lasci più volte basiti di fronte ad una regia apparentemente più trascurata e una fotografia sicuramente più banale.

Il tutto narra la storia prevalentemente di tre sudcoreani emigrati negli Stati Uniti, in California, e della loro vita malinconica e introspettiva annegata nell’”incubo americano”; Sunny (Bae Jong-ok – Chilsu and Mansu, Jealousy Is My Middle Name) fa la massaggiatrice disposta a “servizi extra” e deve fare fronte ad un divorzio che la sta cacciando. Affitta una stanza della sua casa a Ji-seok (Park Hee-soon – Antarctic Journal) ragazzo che lavora in una videoteca, attratto da Young-shin (Park Jin-hee – Star, Love in Magic) speaker del programma radiofonico sopracitato.

La voce della ragazza e i suoi consigli d’amore fanno da tappeto sonoro a vite che si sfiorano, intrecciano, cozzano, sempre in una compostezza ritmica spossante, e in una regia ancora indecisa tra pacatezza, pulizia formale e voglia di una sporcatura sperimentale; il tutto raggiungerà la perfezione e la giusta miscela in My Dear Enemy ma già qui cominciano ad entrare in scena tutte la grandi manie e visioni del regista, dalle lunghe sequenze automobilistiche, alle porzioni urbane che si riflettono sui vetri delle auto o su quelli dei ristoranti, i piani sequenza capaci, i piccoli gesti e una buona direzione degli attori.
Un film di passaggio, meno candido del precedente, più cupo, sporco e decisamente poco allettante e gratificante.

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