Lung Fung Restaurant

Voto dell'autore: 4/5
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Lung Fung RestaurantDi nuovo sotto la Magnum di Danny Lee, Stephen Chow si promuove spalla (non comica) in un film incentrato nella figura combattuta di Max Mok. Tra i film recitati in quel periodo, Lung Fung Restaurant non ne esce come uno dei migliori, infilandosi in un filone in modo abbastanza palese ricalcando le tematiche di film come A Moment of Romance (Benny Chan, 1990) e As Tears Go By (Wong Kar-way, 1988). Il difetto maggiore però è che tutti i blocchi narrativi sembrano messi in successione solo ai fini di coprire il metraggio del film senza nessuna convinzione nel racconto e con una dissolutezza quasi automatica nella messa in scena. A rafforzare questa idea e a far supporre una pochezza di materiale narrativo è la proposizione di ben due sequenze musicali riassuntive tanto care al cinema di Hong Kong degli anni ’80-inizi ’90. Il film è un noir intriso di venature melò, con poche sequenze action abbastanza timide, tranne quella in strobo sul finale nel classico montaggio alternato agli eventi passati e felici.

Dragon (Max Mok) è un uomo delle triadi appena uscito di prigione che cerca di rifarsi una vita lontano dai guai senza aver fatto i conti con il personaggio interpretato da Stephen Chow, deciso a riportarlo sulla strada criminale facendo leva su un abbastanza volatile senso dell’onore. A questa base si intrecciano le disavventure sentimentali del protagonista nei confronti di una prostituta decisa a tagliare i ponti col passato. Se la storia può anche apparire interessante sono gli automatismi delle svolte narrative e delle reazioni dei personaggi a infastidire anche un pubblico già a conoscenza delle dinamiche di film come questo. Tutto risulta meccanico e l’unico momento di stupore alla fine si rivela essere il finale malinconicamente (e spietatamente) a sorpresa.
Chow è solo una spalla, ancora lontana anni luce dalle sue performance comiche future, Max Mok convince aderendo epidermicamente al proprio ruolo, mentre già è in atto l’incontro tra Stephen Chow e Ng Man-tat che da lì a poco diventerà il duo cinematograficamente più fortunato di Hong Kong. Parkman Wong, già regista di alcuni tra i primi film di Chow (Final Justice, The Unmatchable Match) è qui anche attore, troviamo inoltre Ellen Chan prima della sua fuga in filmetti pruriginosi Cat III, mentre il regista Poon Man-kit ha fatto e farà decisamente di meglio, da Hero of Tomorrow a To Be a Number One (1991) fino a Shanghai Grand (1996).

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