Lupin III

Voto dell'autore: 2/5
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Sono le aspettative che spesso ci fregano. Perché a fronte di battaglie ossessive di marketing è quasi ovvio che lo spettatore possa comporre in testa un’idea del film che si appresta a vedere. Dobbiamo ammettere come le nostre previsioni su questo live action di Lupin III fossero delle peggiori. Orribili poster, pessimo trailer e il nome alla regia, quello di Ryuhei Kitamura, che faceva supporre il peggio, forte della sua fama di caso di fraintendimento cinematografico; autore di titoli acclamati (come Versus), stupratore del mito di Godzilla (Godzilla Final Wars), autore di alcuni discutibili gingilli video, un discreto chanbara (Azumi) e una fuga americana -che auspicavamo definitiva- e che aveva prodotto forse il suo film più sensato (Prossima Fermata: l’Inferno). Invece.
Invece il film in questione è ben peggiore del previsto.
C’è davvero poco da salvare in questo noioso oggetto in cui sembra che l’autore si sia addirittura scordato l’unica cosa che sapeva valorizzare (non fare, valorizzare) ovvero le sequenze d’azione. Non si capisce nemmeno il concept del film. Cosa volevano fare? Un film dal piglio ludico e cartoonesco sullo stile del Miike di Ninja Kids!!!? Non lo è sicuramente abbastanza. Un film più serioso alla Nolan? Nemmeno. Il film si muove quindi in un limbo anonimo e raffazzonato, con attori fuori ruolo e personaggi random su cui hanno appoggiato i costumi classici della franchise. La resa finale è fuori tempo, a volte imbarazzante, con una soluzione da scelte stilistiche di un ventennio prima. E’ l’assenza di scelte radicali e decise il difetto maggiore, mentre il secondo è il budget impiegato; un budget di ben altra portata avrebbe potuto -volendo- popolare l’universo narrato di trovate mimetiche al manga o all’anime e più virtuosistiche, vicine alla sensibilità delle origini. Invece no, tenta la sordida carta dell’internazionalità tra trasferte a Singapore, Hong Kong, Thailandia nello stile di Jackie Chan ma con risultati ben inferiori, tra comparse random dei divi di ogni relativa location e alcuni dei ralenti più brutti visti negli ultimi anni. Nell’incertezza di che estetica assumere il film avanza per inerzia e cliché, con il bel Asano Tadanobu, nel ruolo vistosamente trattenuto e imbarazzato di Zenigata e una ciurma di cattivi male agghindati e poco credibili. Non funziona Lupin III e probabilmente la sezione migliore del film sono i titoli di coda che rimandano alle origini del mito.

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