Mad Stylist

Voto dell'autore: 2/5
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La prima enunciazione che si legge in giro riguardo questo film –abbastanza riduttiva e pretestuosa- è di essere una sorta di Assassini Nati hongkonghese per il semplice fatto di seguire le gesta di due assassini e per qualche scelta stilistica ardita tra cui gli innesti immotivati di brutte sezioni animate e qualche immagine di repertorio. Invece questo piccolo e bruttarello CATIII si muove su strani binari anche personali, abbattuti però da una regia slavata e basilare che ne soffoca il ritmo e ne aumenta la portata soporifera. E dire che di sangue ne scorre, ma le follie pop proprie del genere si scontrano con una sorta di sottotesto melodrammatico senza mai amalgamarsi o coinvolgere, riuscendo anche ad infilare alcune violenze sugli animali di cui – in questo caso soprattutto- non se ne accusava la mancanza.

Dee (Wong Hei) è un parrucchiere fallito e disoccupato legato per la vita alla folle e violenta amica di infanzia May (Hilary Tsui Ho-ying). Lei lo spalleggia nei folli accessi di violenza in cui uccide, smembra corpi e pettina, taglia e tinge i capelli dei cadaveri prima di abbandonarli a pezzi per la città, mentre due poliziotti inetti (Kent Cheng e Michael F. Wong) indagano. Il rapporto di coppia si incrina quando lui si rifiuta di uccidere una testimone portatrice di handicap e che –sorta di sfida personale per May- decide di adottare amorevolmente. Inizia così una estenuante parabola verso l’autodistruzione.

Regista minore di numerosi e piccoli prodotti di genere, Stephan Yip Tin-hang non dimostra una grossa voglia di raccontare e la sua regia blanda e sciatta fallisce nel creare una qualsiasi empatia di sorta. Nel versante attori, i due poliziotti dai nomi “noti” fungono da semplice spalla della storia e si dimenticano in fretta, Wong Hei è in ruolo ma non lascia nulla, stessa situazione per Annie Man, almeno diretta dignitosamente e che si salva grazie alla sua candida bellezza, mentre la prova migliore probabilmente la regala una glaciale e sfaccettata Hilary Tsui, nei panni di May.
Un oggettino minore per completisti e ricercatori di prodotti particolarmente fuori dagli schemi (almeno negli intenti).

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