Madam City Hunter

Voto dell'autore: 3/5
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madamcityhunterNon bisogna farsi confondere dal titolo che non ha nessun legame con il City Hunter di Wong Jing uscito appena 8 mesi prima ma di cui “scrocca” il font e il logo per il titolo anglofono. Nemmeno tematiche e storia sono simili, ma vicine sono le idee di cinema che sottendono le due pellicole, ossia il livello di “finezza” dell’ironia e il virtuosismo delle sequenze action (pur nelle loro differenze abissali). Come film appartenente al sottofilone della “ragazze marziali” fa bella figura e si erge con dignità pur muovendosi in un’annata ricca di prodotti del genere, da Executioner a The Avenging Quartet fino al pessimo Women on the Run. Cynthia Khan (eroina di tanti film del genere) è marzialmente eccellente, purtroppo ha molto meno carisma di tante sue colleghe ma fortunatamente è controbilanciata da una straordinaria Kara Hui che anche nei momenti più atletici riesce sempre a mantenere una carica di femminilità eccezionale.
Il film è prodotto da Yuen Woo-ping (coreografo di Once Upon a Time in China II, Matrix, Kill Bill) che ha evidentemente imposto come coreografi per le sequenze marziali i suoi fratelli, ossia lo Yuen Clan, autori di gioielli di demenza estrema action del calibro di Heroic Fight e Taoism Drunkard; con la loro firma nei credits il film non può che contenere almeno sequenze action estreme e virtuosistiche.
La trama sconclusionata è virtualmente più o meno la seguente:

Il personaggio interpretato da Wu Fung ha una nuova giovane partner, Siu Hung (Kara Hui) nota per essere legata alla malavita e vedova di mestiere. La figlia di Wu Fung, Ching (Cynthia Khan), abilissima atleta marziale è accusata da avere sterminato una gang chiamata Five Fingers e uno di loro cerca vendetta tentando di uccidere lei e il padre. A sua volta Siu Hung è legata al killer e sul caso indaga un investigatore privato, Charlie Chan (Anthony Wong) e la sua ragazza Blackie (Sheila Chan), mentre un poliziotto Kwong (Tommy Wong) si innamora di Ching. Intervallati a questo pretesto narrativo, puntuali, si susseguono battute boccaccesche e brillanti sequenze action dall’inizio alla fine.

Detta così il film potrebbe sembrare una schifezza invece è un piacevole prodotto medio libero e irrefrenabile proprio del decennio d’oro (1986/1997 circa) interno alla storia del cinema di Hong Kong. Quindi libertà di giustapporre commedia becera, fraintendimenti sessuali, action sanguinario e balistico, kung fu, sparatorie, violenza, nonsense senza soluzione di continuità. In tutto questo marasma i picchi sono raggiunti in un duello tra Anthony Wong en travesti mascherato da pescatrice e un villain armato di machete e uno strip tease pudicissimo della brava Kara Hui in uno dei ruoli più sensuali della propria carriera.

 

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