Madre

Voto dell'autore: 4/5
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Inaspettatamente snobbato al Festival di Cannes, Madre è il nuovo, atteso lavoro di Bong Joon-ho dopo l’intelligente blockbuster The Host.

Il regista nonostante il successo planetario della precedente opera non si fa autoesaltare dalla foga produttiva come un Peter Jackson qualunque e ritorna in controtendenza ad un cinema prossimo a quello delle origini, fin più ovattato del bel Memories of Murder. Ma non solo; se gli altri suoi titoli erano comunque sempre fasciati da una patina di ammiccante universalità, stavolta abbandona ogni elemento conciliante, sprofonda la narrazione (la sceneggiatura è dello stesso regista) nel suo paese, fondendo stili e umori, innalzando il perturbante e il grottesco e regalando un’opera cinerea di efficace disturbo. E nonostante tutto il film ha goduto di un ottimo successo in patria (e di un’edizione italica in dvd in vista dell’uscita in sala di Snowpiercer).

Il pretesto narrativo (dopo la stupefacente introduzione) mostra una madre apparentemente squilibrata e ultraprotettiva (un’interpretazione  a dir poco magistrale per Kim Hye-ja) prendersi cura del figlio “problematico” e della sua dura e sofferente missione nel cercare di mostrare l’innocenza del ragazzo in questione quando questo viene accusato dell’omicidio di una giovane dall’oscura vita. Il melodramma si fonde al film di indagine, ad un senso del grottesco, ironia e derive funeree. Il risultato è una strabiliante e difficile opera trasversale ai generi di rarissima intensità.

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