Maidroid

Voto dell'autore: 3/5
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MaidroidAbbiamo amato Tomomatsu per il suo straordinario Stacy, zombie movie a budget limitatissimo che andava a far sbocciare in toto la propria poetica vivace e inedita.
Abbiamo quindi osservato con curiosità l’ibrido e antecedente Eat the Schoolgirl, e abbiamo perso le speranze con il pessimo Zombie Self-Defense Force, deriva video splatter che poi, supportata dal nefasto Nishimura Yoshihiro (Tokyo Gore Police) è stata incanalata nella strada di quegli splatter tutti uguali (Sushi Typhoon) che tanto vanno di moda in questi anni, partorendo Vampire Girl vs. Frankenstein Girl. Certo, il regista può continuare a lavorare con un riscontro fin troppo popolare ma la sua poetica comunque riconoscibile è stata soffocata e nell’ultimo film citato emergeva con una vistosa rarità, annegando nell’accozzaglia di effetti gommosi marchio di fabbrica del collega. Prima di questo titolo si era dedicato a Maidroid, ovvero film erotico dietro cui nascondere tante sue idee e poetiche personali.

In un futuro molto presente robot dall’aspetto umano sono a fianco degli umani. Servette lolite per gli uomini, robot per le donne, finanche cuccioli elettronici. Al che il film si scinde in più zone. Da una parte la storia di un anziano che ricevette un robot femmineo nell’infanzia e che conserva riposto in un armadio da quando le sue irreperibili batterie si esaurirono. Robot in un certo senso imperfetto, visto che è deprivato della “patch” per le attività sessuali. Dall’altra le indagini di una procace investigatrice su dei ricorrenti stupri che sembrano opera di un robot mostruoso.

Parte Tetsuo, parte Hardware, parte La Bestia, stavolta il regista abbandona la componente splatter per abbondare in quella sessuale, perennemente avvolta di ironia che raggiunge il “climax” in una sequenza in cui una prostituta robot viene testata in tutte le sue componenti ed accessori con relativa spiegazione dettagliata. E poi un deus ex machina in forma di pupazzo (come già avveniva in Stacy), una surreale svolta finale, e tanta malinconia agrodolce tipica del regista. Un continuo profluvio quindi di umori, dalla commedia, all’erotico alla nostalgia amara, baciati da alcuni tocchi di digitale vistoso e una abbondanza di seni e ragazzine nude.
La sceneggiatura è del fedele Ogawara Chisato, già autore degli altri film precedenti. Un piccolo film indipendente, quindi, ma sicuramente piacerà a chi ha già amato altre opere del regista.

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