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MARRONNIER

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Foto di scena dal film

Backstage

Noti personaggi realizzati per un progetto a tema

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 



di Hideyuki Kobayashi, Giappone, 2004


Interpreti : Mayu, Misao Inagaki, Hiroto Nakayama, Hoshino Haruna, Miyako Takamiya, Hime, Tetsuya Shibata, Masakazu Yoshida, Yuriko Anjho, Hideyuki Kobayashi, Takanori Kagami, Ryohei Tokuda, Junji Ito, Kakyo, Kuroka, Ochyazukenori, Miyako Cojima, Senri Noguchi
Sceneggiatura : Hideyuki Kobayashi
Fotografia : Hideyuki Kobayashi
Montaggio : Hideyuki Kobayashi
Musiche : Hiizu Taguchi, Tamako Yoshinaga, Hideyuki Kobayashi
Marronnier design : Junji Ito
Bambole disegnate e create da : Hideyuki Kobayashi
Produzione : Koganemushi Scarabee
Data di uscita : 2004
82’

Inutile, è tutto inutile il ridimensionamento che alcuni tentano di imporre alla portata rivoluzionaria del new horror nipponico, ed è anche inutile parlare di un ammorbidimento dei generi e di una globalizzazione cinematografica, almeno finché ci saranno film come questo.

Paradossalmente ci troviamo all’interno di una zona povera e spesso scialba, il v-cinema, ma probabilmente non si vedeva un prodotto così originale e creativo dai tempi del rigenerante Stacy.

Una fusione tra La Maschera di Cera e Puppet Master, fusi in un crogiuolo lisergico ed estenuante di ottanta minuti più simile a pura scrittura automatica che ad una progressione cinematografica riconoscibile; dopo tre quarti d’ora lo spettatore si perde nella narrazione e si lascia turbare e trascinare come Ofelia dalle acque in un fiume di invenzioni digitali, effetti sonori cacofonici, continui inserti musicali che cambiano ad ogni scena e spesso anche all’interno della stessa, effettini e tendine posticce, accelerazioni e ralenti artificiosi ma competenti, giochi di luce e colori, senso del macabro e del grottesco degno dell’ House di Obayashi.

Tutto un sottogenere glorioso statunitense in voga negli anni ’80 fatto di  prodotti sgraziati ma ludici e spesso piacevoli come Puppet Master, Dolls, Evil Toys viene istantaneamente evaporato e traslocato in toto in Asia (di sicuro non in corea del Sud che ha partorito l’orribile Dollmaster) grazie a questo film, ribadendo la capacità sacrale rigenerante del terreno “X” nipponico, un’industria locale che diviene acqua di Lourdes per i sottofiloni horror abusati.

Al contempo il film è un esagerato “one-man-movie”, incredibilmente scritto, diretto, fotografato, montato da Hideyuki Kobayashi che al contempo ha creato le bambole protagoniste e curato le musiche, alla faccia de El Mariachi di Rodriguez.
Hideyuki Kobayashi è il maestro creatore di bambole e boss del Koganemushi Scarabee, un teatro di burattini che utilizza soprattutto creature super deformed (spesso kaiju e sentai).

Ma il resto del cast visivamente allucinato è una sorpresa, tra idol convincenti e sensuali e noti mangaka che fanno capolino in scena (incluso lo stesso Hideyuki Kobayashi e poteva essere altrimenti?); la protagonista, Mayu è al suo esordio come protagonista, Misao Inagaki è una nota mangaka, mentre Hiroto Nakayama è un membro del Koganemushi Scarabee. A confermare lo stato di culto dell’opera la firma tra i credits del geniale illustratore dell’horror surreale Junji Ito, geniaccio dalle cui opere sono stati tratti altri lavori fondamentali del genere tra cui Tomie e Uzumaki.
L'incredibile convergenza di questi due talenti ha portato alla creazione di questo straordinario gioiello.

In campo una moda mai morta in Giappone e ora più viva che mai quella delle bambole iperrealiste, una fusione tra quelle più minute stile Super Dollfie e quelle ad evidente uso maniacale a immagine e somiglianza del vero come le Candy Girl o le A.I. Doll, unita al feticismo da abbigliamento a tema, al look da lolitismo, un’estetica cartoonistica e una tendenza estrema alla sperimentazione e creatività del mezzo digitale.

Semplicemente splendide le numerose bambole presenti nel film e “pupazzosi” (appunto come in Stacy) ma non meno divertenti e piacevoli gli effetti speciali che donano al film una nota di irrealtà di chiara matrice manga.

Mi trovo sinceramente in difficoltà a razionalizzare quello che i miei occhi hanno fruito in poco più di un’ora, immagini da soap, sequenze estremamente gore esplicite, corpi umani strasformati in bambole di cera, pupazzi viventi aggressivi, mutanti e vendicativi, eccesso visivo e scenografico. Lo stato mentale finale in cui sono caduto emanava una sensazione simile ad una visione incrociata tra Uzumaki e Stacy, un frastornamento mentale, fuso ad un’ipnosi oculare. In mezzo ad un genere abusato continuano a venire prodotti ottimi film nonostante critiche spesso campate in aria. Questo Marronnier ne è l’ennesimo esempio, un horror innovativo, originale, coraggioso e sperimentale. Tutto in un unico film. Non ho capito di cosa parlava il soggetto, né alla fine se è un bel lavoro o meno, ma sinceramente di fronte ad un oggetto del genere queste due considerazioni passano in secondo piano.

A cura di CZ:




 












 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto di scena

Altri lavori del regista

Creatura di Hideyuki Kobayashi

Backstage del film

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si ringrazia Himiko per la consulenza iconografica
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