Martial Club

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Gordon Liu torna nel ruolo di Wong Fei-hung in questo classico di Liu Chia-liang. Il regista continua il suo discorso sulla giovinezza di Wong Fei-hung, iniziato con Challenge of the Masters.

Sono passati alcuni anni e Wong Fei-hung è ormai abbastanza conosciuto a Guangzhou. Chiaramente il personaggio è più maturo e le sue capacità marziali sono notevolmente migliorate, ma il padre continua a trattarlo come un ragazzo sempre in cerca di guai. In città ci sono tre scuole di arti marziali. Quella del padre di Fei-hung, quella dell’amico Chan ed una terza diretta dal perfido Lu. Le scuole di Wong e Chan collaborano strettamente e sono in amichevole competizione. Questa unione non è ben vista da Lu, che per spezzare l’equilibrio e volgere la situazione a suo vantaggio, fa venire il maestro Su dal Nord del paese. Da qui nascono infinite faide fino al combattimento finale che è, giustamente, considerato tra i migliori nella storia del genere.

Nonostante la trama sia prevedibile, si rimane incollati allo schermo passando da una situazione all’altra. Si è spesso detto degli elementi comici nei film di Liu, che in questo caso sono perfettamente integrati nelle scene d’azione e non scadono mai nel farsesco. D’altronde non va dimenticato che fu lui a lanciare il genere delle commedie kung fu con il suo Spiritual Boxer. Presenti, anche se in maniera sommessa, gli aspetti “morali” che quasi sempre troviamo nei film di Liu. I combattimenti, le coreografie, va da sé, sono eccellenti. C’è una scena in cui Wang usa dei rotoli di tela per testare la stabilità di Gordon. Sono scene come questa che rendevano i film di Liu originali, diversi e, a parere di chi scrive, una spanna sopra tutti gli altri. Accennavamo al combattimento finale tra Gordon e Wang; lascia decisamente a bocca aperta e le performance sono li a testimoniarlo a quasi venticinque anni di distanza. Inizia in maniera quasi nascosta (aspetto portato già alla perfezione in Dirty Ho o dopo in My Young Auntie) in una delle classiche viuzze della Shaw Movietown per finire nei cunicoli più stretti immaginabili. Più stili di combattimento splendidamente coreografati, eseguiti e ripresi. Il genio di Liu allo stato puro. Il film è sorretto da un paio di ottime interpretazioni. Kara Hui è in gran forma come sempre. Gordon è quanto mai misurato e perfettamente in parte, riuscendo a rispecchiare lo sviluppo di Wong Fei-hung iniziato in Challenge of the Masters in maniera credibile. Non gli è da meno Wang Lung-wei in una delle sue interpretazioni più memorabili. Il maestro Su è un personaggio onorevole e rispettoso delle regole, lontano mille miglia dalle sue solite caratterizzazioni del cattivo Manchu. Non manca ovviamente, manco a dirlo, il caratteristico prologo in cui il regista stesso si da l’onore di istruire il pubblico sulle regole della “Lion dance”. Martial Club merita assolutamente di essere visto e può tranquillamente essere considerato tra le vette del genere. In quel periodo Liu non ne sbagliava uno.

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