Maruyama, The Middle Schooler

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Maruyama,_The_Middle_SchoolerDal ritorno di Kankurō Kudō ci si aspettava forse di più. Ma a fronte di un budget decisamente inferiore rispetto alle precedenti prove, tra cui l’ottimo Yaji & Kita: Midnight Pilgrims, troviamo comunque un’opera pop vitale e interessante. Al di là del decantato tema (riassunto anche nell’esplicito slogan del catalogo del 15° Far East Film Festival di Udine in cui il film era in palinsesto, ovvero “self fellatio-comedy”) questo Maruyama, the Middle Schooler e’ una dichiarata analisi e omaggio alla fantasia e soprattutto alla creatività. L’analisi è lucida e non prevedibile e si affianca in quanto a forza di approccio al tema dell’Achille e la Tartaruga di Kitano senza adottarne ovviamente la disperazione sanguigna e dark. Il regista sceglie invece la tipica vena giapponese più popolare e codificata. A differenza di Kitano che lavora con le classiche, il regista gioca con le arti “povere” e più ludiche, quelle del manga (come il citato Lone Wolf and Cub) e l’universo colorato dei tokusatsu. La ricerca di una sfida fisica per l’ottenimento del piacere orale autoerotico è rampa di lancio per un viaggio fuori misura verso il potere della fantasia, verso un approccio alla vitalità celata del poeta, del creativo, che per integrarsi in una società istituzionalizzata deve nascondere il proprio cervello vivo dietro la malattia o annientarlo. “Meglio rimanere quattordicenni che diventare adulti con un cervello morto”; questo lo slogan scandito nel film. O la scelta di questa “via” (usando il termine nell’accezione Zen), o l’adeguarsi, o agire come l’anziano del film che si palesa come malato ma nasconde un cuore romantico e un’anima punk priva di sovrastrutture sociali, cristallina come quella di un bambino. In ogni personaggio del film si cela in potenza una tendenza, uno slancio verso l’atto creativo, spesso esplicitato come semplice follia o patologia (come il feticismo paterno per la frutta). La gang di eroi “virtuali” non sono altro che tante facce di una medesima medaglia, sono altrettante possibilità di vita e integrazione in una società mortifera. Meno rigoroso del previsto e un po’ sfilacciato (ma è un problema presente anche nei precedenti film del regista che spesso lavora come in preda ad una furibonda scrittura automatica) Maruyama, the Middle Schooler si chiude su dei deliziosi titoli di coda animati. Una sorpresa confermata.

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