Mati Suri

Voto dell'autore: 3/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [3,00/5: 1 voti]

ComatoseRizal Mantovani è un regista da tenere d’occhio. Certamente è dotato di tecnica, fattore non trascurabile in un paese in cui girano Nayato e Poernomo, e vi aggiunge un giusto approccio fracassone e vuoi anche insensato che tanto rimanda alla memoria certo cinema di genere. Mati Suri ne è il perfetto esempio:  assolutamente incoerente sin dal primo istante mescola in maniera invereconda tutte le carte del mazzo.

Abel (Nadine Chandrawinata), la bella e paffuta protagonista del film, tenta il suicidio dopo aver scoperto il tradimento con tanto di relativo pargolo occulto a pochi giorni dal matrimonio. Riemersa dal coma, tutti gli spettatori si aspetterebbero un relativo viaggio tra allucinazioni varie e quindi l’oscillazione tra realtà e finzione. Invece anche in questo film, debitore dei Pang Bros come molto cinema indonesiano degli ultimi anni, i fantasmi che incominciano a perseguitarla sono veri e tangibili. Come al solito adorano svegliare nel pieno della notte i perseguitati, palparli con le gelide manine e comparire all’improvviso negli specchi.

Descritto il film in questa maniera sembrerebbe però non discostarsi da tutti gli altri horror coevi. Invece Mati Suri è tutt’altro ed ha un apparato grafico assurdo e fuori registro: fotografia limpidissima, make up molto caricato su colori lividi e qualche scena realmente suggestiva. Rizal Mantovani sembrerebbe a tutti gli effetti diventato uno di quegli artigiani che erano tanto cari al nostro cinema di genere. Alle sue spalle ha già diversi successi al botteghino (Jelangkung e la saga dei Kuntilanak) e la sua messinscena da soap opera horror è realmente oliata alla perfezione. E’ quindi proprio dall’indole da artigiano di Mantovani che viene fuori il valore aggiunto di questa pellicola. Negli ultimi 20 minuti infatti, dopo aver subito incredibili ribaltamenti e mescolamenti delle carte in tavola con derive assurde, da horror sulle case possedute a thriller con maniaco ossessivo finanche passando per il film sulla morte apparente, la storia prende una piega inaspettata. La sequenza è davvero inaudita. Se si volesse riassumere brevemente il film: donna esce dal coma, va a vivere in una casa maledetta, ma poi scopre che c’è una congiura di un maniaco e per non farsi mancare nulla arriva un finale assolutamente scoordinato con fantasmi a go go. Compare persino un meraviglioso Pocong strisciante che si era intravisto nel sogno comatoso di inizio film. E poi una bimbetta zombie a denti digrignati che infesta tutto il film. E poi il tunnel della morte. E poi il twist ending. Insomma. Cinema matto degli anni 80, forse anche un po’ Fulciano nelle atmosfere, che cerca a tutti i costi di rompere quell’orribile patina da film povero che vuole scimmiottare il cinema occidentale. Un mostriciattolo brutto e incoerente, ma da difendere con amore.

CONDIVIDI: