Matzu: Quello Sporco Onesto Sbirro

Voto dell'autore: 3/5
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hanzo2The Snare (dal pittoresco titolo italico visto che sembra edito anche nel nostro paese) è il secondo capitolo della saga di Hanzo the Razor, preceduto da Hanzo the Razor: Sword of Justice e seguito da Hanzo the Razor: Who’s Got the Gold?. Le premesse del primo capitolo vengono amplificate nel tentativo di produrre un sequel più brutto, sporco e cattivo. Successo. Il periodo era quello giusto, il Giappone era invaso da film che stavano alzando le soglie di tolleranza (rispetto al sesso e alla violenza), dall’estero arrivavano film duri, i pink e i roman porno erano ormai una realtà atta a salvare un’industria in declino, la Nikkatsu rilanciava le ragazze dure di Stray Cats Rock e Lady Snowblood con i suoi fiumi di sangue era una pietra di paragone. Tutte le tematiche raccolte in Hanzo the Razor erano un riflesso di una società e un’espressione catartica della violenza politica che ardeva nei cuori dei ragazzi, in aperto contrasto con la corruzione dell’attuale sistema capitalista. I personaggi erano ormai stati presentati, i loro caratteri definiti, quindi il film poteva partire con un fardello in meno. Giusto per mettere i puntini sulle ‘i’ proprio all’inizio di The Snare vengono riproposte le sequenze che più avevano fatto la fortuna del titolo precedente ossia l’auto percussione del pene e il rapporto sessuale con la cesta ripiena di riso. Più avanti nel film sarà riproposta anche la mitica “tortura della rete”. Co-protagonista quindi diventa la casa di Hanzo, ricettacolo di gadget, trappole, passaggi segreti, letali lame e frecce che spuntano da ogni parete, sala torture e palestra all’aperto. L’etica e il codice morale del protagonista rimane invariato e diventa ancora più radicale. Hanzo si prende a cuore anche la più piccola causa, specie se ha come vittima una bella fanciulla da “torturare” come piace a lui per estorcere confessioni, pronto a schierarsi contro i potenti, solo contro tutti. E se la narrazione si evolve però a blocchi, come nel film precedente, fortunatamente la regia di Yasuzo Masumura è decisamente più adatta alla narrazione.

Il pretesto di riti esoterici e aborti clandestini serve per presentare un convento che in realtà nasconde un bordello procacciatore di vergini sacerdotesse per una clientela particolare.
Oltre a tutte le perversioni già viste, stavolta si somma una certa dose di blasfemia, duelli più sanguigni del precedente film, e maggiori sequenze di sesso oltre ad un numero più elevato di nudi. Nulla di scandaloso rivisto oggi, oltre al fatto che una forte componente di ironia è sempre in agguato (Hanzo per ben due volte si sostituisce a delle fanciulle per imbrogliare i nemici). Tutti i registi della serie, il direttore della fotografia e il protagonista provenivano dalla casa di produzione Daiei, in bancarotta nel 1971. Ripensata a freddo, la saga di Hanzo the Razor è quello che più si avvicina ad un CAT III di Hong Kong ante litteram.

 

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