McDull, Prince de la Bun

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McDull, Prince de la BunAi bambini piace farsi leggere le fiabe, e il piccolo McDull non è certamente diverso dagli altri da questo punto di vista. È infatti da una fiaba che si genera la maggior parte del secondo episodio di McDull, Prince de la Bun, ma non una fiaba qualsiasi bensì la storia che la signora McDull, stanca di leggere sempre Harry Potter al figlio, decide di scrivere per lui, poiché si sente molto simile all’autrice del noto best-seller. Il principe de la Bun, però, è un principe speciale, di un luogo tutto dolci e serenità, che dopo essere uscito dal suo regno assieme a quattro tortine e una guida/guru, si perde nel mondo esterno, iniziando a vivere strane avventure.

Non a caso viene citato anche il piccolo principe, in una scena analoga al cortometraggio che appare anche nella raccolta 1:99, fatta da vari autori in memoria della lotta contro la SARS. Infatti il principe de la Bun, sembra giungere da un altro pianeta, troppo ingenuo e buono per vivere nel suo regno e troppo poco saggio per vivere nel mondo quotidiano. E il mondo quotidiano non è l’Hong Kong di oggi, ma una Hong Kong che si suppone essere degli anni ’70, l’Hong Kong della giovinezza della signora McDull, una città sicuramente più quieta, fatta di pochi mezzi di trasporto e del Ting Ting che percorre le strade in ogni momento. A questo livello si affianca invece il tempo reale, quello dove vive il piccolo McDull, sempre guidato dalla madre in ogni azione, soffocato dalle sue aspettative, senza mai poter avere il vero amore e le attenzioni che ogni bambino dovrebbe ricevere: la madre è, infatti, “assente”. Vive la sua situazione di donna di mezza età, preoccupata per il futuro del figlio quando lei non ci sarà più, terrorizzata dal saperlo un fallito come si potrebbe prospettare, ma allo stesso tempo spesso assorta in pensieri del suo essere irrealizzata, che la portano ancora di più ad essere incapace di vivere il presente.

E questa Hong Kong è sempre più dinamica, irrequieta, viva, come già si vedeva nel primo episodio. Ma non è una città vera e propria, una città fatta di persone: appare come un’enorme macchina il cui unico scopo è distruggersi per autorigenerarsi. Viene messo perfettamente in luce il problema del rinnovo urbano e l’incredibile catena per cui più la città invecchia più viene rinnovata. E solo il palazzo dove vive la famiglia McDull e l’asilo Spring Flower, frequentato dal piccolo McDull, sembrano essere delle oasi a parte, dove il presente infierisce, ma senza mai mutare la situazione attuale. Ognuno, infatti, ha i suoi problemi e preoccupazioni, la salute, il salario troppo basso o i problemi dell’istruzione, ma il “meccanismo Hong Kong” appare solo come un qualcosa in cui loro esistono, ma non sono integrati, che cerca di imporre i suoi principi (come nelle ripetitive e asfissianti ore di lezione) senza però modificare la strana dimensione di quei luoghi.
Oltre la storia, poi, è da notare la realizzazione tecnica. L’animazione tradizionale che si fonde con il 3d, nuovamente, non è una forzatura che prova a rendere simili tra loro le due cose, bensì appare come un teatro tridimensionale all’interno del quale si muovono i personaggi del racconto. Dolcissimo come sempre il piccolo McDull e i suoi amichetti, primo tra tutti la tartaruga che nel racconto del Prince de la Bun, interpreterà il ruolo di Harry Pizza, una pizza sfuggita da un Pizza Hut (nota catena di fast-food pizzeria presente anche ad Hong Kong).
Poiché il film è stato proiettato al 7° Far East Film Festival, è di dovere fare una riflessione. La proiezione del precedente episodio, infatti, è rimasta nella memoria dei presenti (e non) per la canzoncina dell’“Acchiappa Panino”, che veniva cantata in occasione del festival di Cheung Chau, al quale McDull era stato costretto a partecipare. In questo episodio, invece, non vi è nessuna canzoncina rilevante, ma una scena incredibile in cui la signora McDull, preoccupata per un problema del figlio, parla con il medico. Da questo sorge un’incredibile elenco di “malattie comuni” ripetute alternativamente dall’uno e dall’altra.

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