Mitsuko Delivers

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mitsuko deliversLa commedia giapponese, questa sconosciuta. Negli ultimi dieci anni abbiamo assistito ad un progressivo sdoganamento presso il pubblico occidentale di molti generi tipici del cinema nipponico, da quelli più mainstream come i live action tratti dai manga a quelli più underground (o supposti tali) come i film della Sushi Typhoon. Nonostante ciò, di commedie del Sol Levante se ne vedono poche e se ne parla ancor meno. La commedia è di per sé un genere difficile da esportare essendo spesso molto legata alla quotidianità e al costume dei paesi d’origine. Nel caso di quella giapponese (e di quella asiatica in generale) essa sconta i pregiudizi del pubblico occidentale nei confronti di questa cinematografia, da cui ci si aspettano solo prodotti dal sapore esotico o inusuale. Quindi è più facile che la commedia arrivi ibridata con generi come l’horror o l’azione oppure sotto forma di bellissimi e deliranti caroselli come The Happiness of the Katakuris o Kamikaze Girls. Mitsuko Delivers è ben lontano dagli eccessi ipercinetici dei titoli appena citati, ma non per questo difetta di fantasia ed inventiva.

Mitsuko ha ventiquattro anni e aspetta un bambino. I suoi genitori la pensano in California assieme al fidanzato americano mentre in realtà la ragazza è tornata in Giappone dove non se la passa affatto bene. A corto di soldi e senza un tetto sotto cui dormire, la ragazza si mette a seguire una nuvola in cielo: questa strana scelta, una delle tante bizzarrie di Mitsuko, la conduce presso un caseggiato popolare in rovina in cui la ragazza ha vissuto per qualche tempo durante la sua infanzia. Tra i pochi abitanti rimasti di quello che anni prima era un vivace quartiere popolare, c’è l’anziana affittacamere che per Mitsuko ha rappresentato una sorta di figura materna severa ma affettuosa. Mitsuko vi si stabilisce per prendersi cura dell’anziana donna e ritrova gli amici e i conoscenti di un tempo, tra cui un ragazzo che a otto anni gli giurò amore eterno. L’entusiasmo contagioso di Mitsuko sconvolgerà le vite degli abitanti del quartiere, mentre si avvicina ogni giorno di più il momento del parto.

Mitsuko Delivers è una commedia con toni da fiaba moderna in cui la realtà è pervasa da una sottile aura di magia. A situazioni paradossali si alternano momenti poetici, senza mai scadere né nella volgarità né nel facile cinismo. Yuya Ishii scrive una sceneggiatura originale e genuina e dà ad un cast perfettamente assortito il compito di dar vita ai personaggi che la popolano. Riisa Tanaka fa un lavoro egregio e la sua Mitsuko, ragazza sempliciotta e impacciata dal pancione, è un personaggio riuscitissimo: impulsiva e con il pallino del comando, ma anche tanto altruista, di un altruismo autentico e disinteressato che il mondo fuori dal suo quartiere sembra non poter capire. Può sembrare un po’ “spostata” per la sua mania di seguire le nuvole che, come gli ha detto l’anziana affittacamere quando era piccola, “vagano senza metà come le persone, proprio come te”, ma di quegli spostati che sembrano possedere una più chiara visione delle cose.
Tra i comprimari spicca Ryo Ishibashi in un ruolo agli antipodi di quelli che lo hanno reso famoso in Suicide Circle e Audition. Ishii è riuscito a dare ad ogni personaggio, anche a quelli minori, la faccia e la fisicità giusta.
Mitsuko Delivers è una commedia come in occidente non se ne fanno più, che ricorda vagamente i film di Frank Capra nel suo mettere in scena personaggi che affrontano avversità più grandi di loro con ottimismo e fiducia negli altri, il tutto filtrato attraverso la lente personale di Ishii che però non perde occasione per prendere in giro manie e fissazioni dei giapponesi (e non solo).
Infine Mitsuko Delivers è anche una storia di confronto e scontro tra generazioni, non solo tra gli adulti, come la famiglia di Mitsuko o il personaggi di Ishibashi, e i giovani (la stessa Mitsuko), ma anche tra quella degli anziani (l’affittacamere) e le altre: per una volta finisce che le due generazioni più bistrattate, i giovani e i vecchi, abbiano molto da insegnare agli adulti, che alla fine risultano fossilizzati e incastrati nelle loro paure e insicurezze. E forse anche noi spettatori potremmo imparare qualcosa da Mitsuko.

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