Il Regno di Wuba

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2015, l’anno dei record per il cinema cinese. A febbraio per la prima volta si era verificato un fatto straordinario e inedito. Gli incassi ai botteghini locali avevano superato quelli statunitensi portando la Cina a essere il primo mercato al mondo. E già gli occhi degli addetti ai lavori si erano illuminati di fronte a un evento di tale portata; nel mentre la maggioranza dei blockbuster americani sono ormai girati almeno in parte sul suolo cinese con attori locali e alcuni film cinesi a loro volta adottano attori USA (come in Dragon Blade) o girano ad ovest, Italia inclusa.
Ma il secondo colpo è arrivato cinque mesi dopo. Il 16 luglio esce in sala Il Regno di Wuba (Monster Hunt). In meno di due mesi diventa il maggiore incasso della storia del cinema cinese portando a casa circa 400 milioni di dollari. Negli ultimi anni, molti erano stati i film a diventare di volta in volta i maggiori incassi della storia nazionale in una corsa all’incasso apparentemente inarrestabile. Quest’anno Fast & Furious 7 aveva spezzato ogni record ma in pochissimo tempo era stato sorpassato dal film di cui stiamo parlando. Record così vicini tra loro, uniti alla moltiplicazione capillare di sale e multisale e ai capitali e risorse investite, poi, ci porta a predire che la corsa non si arresterà qui.
Ma cosa ha attratto così tanto il pubblico locale? Monster Hunt è un onestissimo film principalmente per ragazzi, ma devono evidentemente essersi mossi anche genitori e giovani più maturi; probabilmente le fonti di attrazione sono state la propria specificità locale e l’aver sprofondato in un contesto tipicamente cinese risorse e mezzi propri del cinema ricco occidentale. Ecco quindi la prova di forza dell’effettistica e del blockbuster locale mista ad una sorta di orgoglio nazionalista cinefilo, l’attrazione per alcuni temi irresistibili per un pubblico mandarino come il gioco d’azzardo, le arti marziali, delle musiche accattivanti, un tocco di romanticismo e un paio di attori collaudati come Sandra Ng e Erik Tsang. Insomma, indicativamente tutti gli elementi degli altri blockbuster internazionali.
In fondo il film è per un evidente target (molto) giovane e più di una volta strizza gli occhi al ben più riuscito Journey to the West di Stephen Chow (Bai Baihe è diretta praticamente come la Shu Qi dell’altro film) e che in questo modo regala alcune sequenze vagamente perturbanti tra cui tutta quella pre finale che si snoda tra una macelleria e un ristorante costellati di carcasse di animali scuoiati e appesi (si, anche cani).

Nel film si immagina un mondo passato dove mostri e umani convivevano pacificamente. Ma dopo una guerra i pochi mostri rimasti sono stati isolati in ghetti e città nascoste dove si camuffano da umani. Il boss della squadra caccia-mostri è in cerca della principessa delle creature che ha appena partorito un “infante”. Questo verrà adottato e difeso dal sindaco di un paesino rurale in cui vivono decine di creature in “borghese”.

Vagamente ispirato da vecchi racconti tradizionali cinesi, specie per quel che riguarda le creature, il film offre un character design abbastanza personale e riuscito e dei buoni effetti soprattutto nell’interazione tra attori veri, ambienti ed effetti digitali. Il tutto assume particolare qualità nelle articolate sequenze marziali d’azione.
Alla regia Raman Hui, già autore di Shrek 3, adottato dagli USA, è tornato in Cina per il suo esordio nel cinema live. Film sfortunato che ha avvicendato numerosi problemi produttivi tra cui l’arresto per consumo di droghe del protagonista, Kai Ko, evento che per esigenze di marketing ha portato la produzione ad adottare un nuovo attore, Boran Jing Bo-Ran, e a girare di nuovo tutte le scene con lo stesso, facendo slittare la prima del film ben lontana dal previsto capodanno cinese.

Inaspettato, mostra come gli incassi in Cina siano imprevedibili come già avvenuto in passato, non sempre direttamente vincolati alla qualità (anche se gli incassi dell’ultimo film di Tsui Hark o di Stephen Chow dimostrano il contrario) e che film forti di budget sopra la media (locale) stiano, anzi, hanno ormai creato un nuovo polo cinematografico fondamentale e imprescindibile sia per quanto riguarda il cinema più popolare che per quello prettamente d’autore.

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