Mountain Cry

Voto dell'autore: 4/5
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Il 2015/2016 è stato l’anno del grande cinema d’autore cinese sprofondato nelle “montagne”; il più fortunato, straordinario Mountains May Depart di Jia Zhangke e questo Mountains Cry di Larry Yang Zi. I film hanno anche in comune il fatto di essere girati in location “vicine”, nel centro ovest della Cina tra la provincia dello Shanxi e quella dello Shaanxi (si, sono due province differenti), godendo di location, specie Mountain Cry, straordinariamente suggestive e mozzafiato.
Un piccolo paesino rurale di poche case arroccato sui picchi di montagne, circondato da natura, agricoltura a terrazze e orizzonte infinito privo di presenza umana. E’ in questo paese che uno degli abitanti più outsider, Han Chong (Wang Ziyi) posiziona delle trappole esplosive per la caccia e fa saltare in aria un uomo. Per non denunciare l’accaduto alle autorità e quindi esporre il villaggio alle voci e agli scandali la comunità, costruita come una vera e propria setta isolata, decide di risarcire la moglie muta del defunto. Ma l’evolversi dell’intreccio narrativo rivela ombre oscure del paese, della Cina e delle verità celate il cui mantenimento del segreto sembra essere l’unica possibilità di redenzione per i personaggi. Film affascinante, meno radicale di quello di Jia, resta un melodramma duro ma poetico, in punta di penna e dalla regia placida ma immaginifica. Le location e la direzione degli attori si fondono in una resa visiva refrigerante e il regista dimostra un ottimo polso nell’osare nella messa in scena. Mountain Cry dimostra di nuovo come la Cina stia diventando il centro nevralgico del cinema mondiale e questo film si rivela come un ottimo anello di una catena che possa unire il cinema puramente d’autore (come il già citato) e quello autoriale ma con un riflesso più popolare e di genere come ad esempio il riuscito Mr. Six.
E’ un film inoltre che a tratti stride con il “tormentone” della censura in Cina visto che più volte risulta critico e tagliente verso il passato (il film è ambientato nel 1984) e il presente, anche se le forze di polizia sono come al solito una sorta di deus ex machina apparentemente intoccabile (come ad esempio in My Beloved Bodyguard).
Il regista al secondo film si dimostra narratore già abile, capace di produrre un cinema di altissima caratura autoriale e qualitativa.
Mountain Cry ha chiuso il ventesimo Festival di Busan 2015.

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