Moving Targets

Voto dell'autore: 3/5
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Moving TargetsDavvero in forma e produttivo come sempre Wong Jing, una vera macchina da cinema, come, verrebbe da pensare, Johnnie To o Takashi Miike. Di differenze tra i tre però, senza affermarlo con prevedibili toni polemici e derisori ci sono. Come gli altri comunque, Wong Jing rimane coerente e fedele al suo stile e ai suoi propositi lavorativi. D’altronde è un manager e si è sempre definito tale. Stavolta si ispira ad una fortunata (e lunga, solo la prima serie sono 32 VCD) serie della TVB in tre parti (1984/1985/1988) con Tony Leung Chiu-wai, Chow Yun-fat, Simon Yam per creare questo film posandolo sulle spalle di tante facce carine e pulite dello star system di Hong Kong. Fortunatamente oltre a Nicholas Tse, Edison Chen, Gillian Chung e Roy Chow ci sono anche delle belle facce “sporche” da cinema quali un ottimo Simon Yam, Lam Suet e Matt Chow.

Come spesso accade la sceneggiatura, benchè più solida del solito, incesella tutta una serie di contraddizioni e di snodi semplicistici risultando alla fine un pò irrisolta. Al contempo lo stile c’è tutto e si vede. Wong Jing si è studiato la lezione dello Tsui Hark di Time & Tide ed utilizza un sacco di piccoli trucchetti di postproduzione per generare uno stile pirotecnico e dinamico. Se a volte qualche effetto è un pò goffo (come il morphing all’inizio tra Nic Tse bambino ed adulto, alla Dobermann in peggio) il regista crea un paio di sequenze balistiche che sembrano uscire direttamente dalla Hong Kong di quindici anni fa. Il problema, sempre quello, è nei duelli corpo a corpo, dove, in mancanza di atleti e con i ritmi produttivi di Hong Kong (che non permettono una preproduzione che comprenda l’allenamento marziale dell’attore) il tutto risulta un pò goffo e poco credibile. Il film comunque è duro e spigoloso, Wong Jing come al solito è fin troppo cinico nel giocare con i destini e i caratteri dei suoi personaggi e il film, più che avvicinarsi alla parodia di film quali Love Is a Many Stupid Thing è più sulla lunghezza d’onda del suo Colour of the Truth con cui ha diversi elementi in comune. Lo stile, fiammante, dei primi venti minuti è fatto di continui flashback, salti avanti e indietro nel tempo, sezioni di film che si avvitano su sè stesse, in un senso del meraviglioso che promette davvero bene.

Il giovane Nic Tse subisce un trauma quando scopre che suo padre, Simon Yam, ha abbandonato lui e sua madre dopo averla ferita sparandole alla testa. Anni dopo Nicholas è un poliziotto al servizio di suo padre, ignaro della sua identità. Conflitti paterni, amicizie infrante con i suoi giovani colleghi, e la lotta contro un corrotto boss delle triadi sono le spezie del resto della storia.

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