Mr. Sardine

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Mr. SardineAnche se sepolta sotto litri e litri cubi d’acqua in un oceano sporco e inquinato, anche se dimenticata per decadi e decadi in un angolo oscuro e polveroso di un cassetto che ormai nessuno apre più, anche se gettata nel fango e calpestata ripetutamente dai proverbiali porci, una perla non perde mai la sua bellezza, ed è pronta a donare di nuovo tutto il suo splendore a chi sappia riscoprirla. Lo stesso vale anche per i bei film. Dimenticati, ostracizzati, mai trattati con la giusta considerazione, alcuni vengono inspiegabilmente accantonati e in breve cancellati dalla memoria collettiva senza che nessuno si sia mai soffermato per qualche riga a mettere in evidenza i loro pregi e meriti. Sicuramente Mr Sardine è uno di questi film. D’altronde Derek Chiu è uno che ha fatto tutta la sua carriera in sordina, esplorando tutti i generi e revisionandoli, lasciando in ogni suo lavoro un tocco di originalità, innovazione e voglia di sperimentare; e forse è proprio in questo che consiste la sua maledizione che lo ha relegato in una scomoda nicchia dalla quale non è mai riuscito ad uscire, nonostante una grande ricercatezza visiva e un raffinato gusto per l’inquadratura. Anche se nessuno (quantomeno qui in occidente) gli accorda un minimo di considerazione, Derek prosegue dritto per la sua strada, sfornando un film dietro l’altro (il più recente -ad oggi- è Love Trilogy, del 2004), dimostrando che anche in questo campo (e qui sta la vera grande vittoria di questo regista) può valere il detto “chi la dura la vince”.

Mr Sardine, il protagonista del lungometraggio, è il classico ometto qualunque, ma forse anche qualcosina di meno. Conduce una vita banale che non gli da alcuna soddisfazione, non ha personalità e non ha aspirazioni. Lui stesso si considera un buono a nulla. Non ha amici, non ha rapporti interpersonali al di fuori del lavoro eccezion fatta per la sua ragazza, e comunque sia per tutto il film si ha la netta impressione che non stiano insieme per amore ma soltanto per abitudine. Non è in grado di imporsi, non ha personalità e lo chiamano tutti per soprannome, un soprannome molto esplicativo tra l’altro (Sardine per l’appunto, uno tra tanti, senza particolari tratti caratteriali o anche fisici che lo rendano distinguibile dagli altri, compresso e stipato una vita che assomiglia tanto a una scatolina di alluminio). Un borghese piccolo piccolo si potrebbe dire, ma purtroppo per lui non è neanche borghese. Sempre senza soldi, costantemente minacciato di sfratto dalla padrona di casa, lavora in un piccolo supermarket che è tutta sua vita. Il piccolo appartamento dove vive ha tutte le pareti quasi completamente grigie e spoglie, l’unico elemento che rompe questa spersonalizzazione che lo circonda sono alcuni scaffali metallici che Sardine tiene al centro della sala, e che riempie coi prodotti che acquista al supermarket dove lavora quando sono in offerta. Sardine è anche uno sfigato, si lascia mettere i piedi in testa da chiunque, viene costantemente fermato dalla polizia e non riesce proprio a barcamenarsi in un mondo che non è fatto a sua misura (tenerissima la scena in cui tenta di baciare la sua ragazza ma non ci riesce perché gli occhialoni a fondo di bottiglia di lui si scontrano con gli occhialoni a fondo di bottiglia di lei impedendo alle loro labbra di congiungersi). Ma questa situazione di colpo cambierà. Un imprevisto violento e traumatico rivolterà la vita di Sardine come un calzino, e dopo varie traversie a metà tra l’assurdo e il rocambolesco questo umile impiegato di un anonimo supermarket riuscirà finalmente a trovare il suo posto nel mondo.

Quello che colpisce in Mr Sardine non è tanto la storia in sé, quanto il modo in cui viene raccontata, lo stile col quale procede la narrazione. Parte come una commedia, ci si aspetta un certo tipo di film e delle determinate situazioni che puntualmente vengono soddisfatte, quand’ecco che di colpo dopo circa un quarto d’ora il film si trasforma in un drammone a carattere sociale: grandi e piccoli problemi della vita di tutti i giorni, l’incombenza del matrimonio, la ricerca di un nuovo appartamento, una condizione di vita misera e insoddisfacente e così via. Ci stiamo finalmente abituando alla piega che ha preso la storia ed ecco che di punto in bianco e apparentemente senza motivo il film si trasforma in un horror: ritmi serrati, tensione, fotografia cupa, ombre minacciose e inquadrature bislacche con la mdp posizionata negli angoli più remoti della stanza. Dopodiché si ritorna alla commedia e così via, con un improvviso cambio di registro dietro l’altro fino alla fine del film. Tuttavia non si può parlare di commistione di generi, poiché di commistione ce n’è ben poca; i vari registri si susseguono uno dopo l’altro in blocchi rigorosamente separati, compartimenti stagni obbedienti rigidamente ciascuno alle leggi che il genere in questione loro impone, senza contaminazione alcuna col blocco che precede o che segue. Inoltre, ad aumentare il senso di straniamento e incertezza dato da questa bizzarra situazione contribuiscono in modo massiccio le magnifiche musiche di Tats Lau Yi-Tat (accostabili per rendere l’idea alle disturbanti dissonanze di John Zorn), angosciose e inquietanti quanto basta a far partire ogni tanto qualche sano brividone lungo la spina dorsale.
Insomma, Mr Sardine è un film da recuperare a tutti i costi, per una valanga di motivi. Purtroppo è uscito soltanto in VCD, ma è pur sempre vero che chi si accontenta gode.

 

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