Mr. Vampire

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Mr VampireNon è affatto facile parlare di certi film, perché bisogna star lì ad elencare i motivi e le ragioni per cui è necessario vederlo. Nel caso di Mr. Vampire bisogna prima di tutto spiegare che è una commedia, ma poi si deve anche dire che è un horror e non lasciare da parte che sia pieno di arti marziali al tempo stesso. Difficile far capire come queste tre anime convivano a chi magari è abituato a vedere film che vanno lisci in stazione senza cambiare mai binario. Serve quasi raccontare  l’intera storia cinematografica di una nazione, in questo caso Hong Kong, per darne conto. E’ decisamente avvilente, non si ha voglia di sciorinare tutto e l’istinto è quello di urlare che devi vederlo e basta, se si vuole arrivare a sfiorare l’anima di questa cinematografia. E non si tratta di solo gusto dell’esotico favorito dalla presenza dei “jiangshi”, vampiri della tradizione folkloristica cinese, talmente diversi dai nostri da risultare buffi e spaventosi al tempo stesso. Ritornano dalla morte, ma sono come burattini manovrabili da un bravo prete taoista a suon di sortilegi. Per questo i loro movimenti sono goffi e meccanici, come il linguaggio dello slapstick impone, anche quando per qualche motivo sfuggono al controllo dei mistici.

Ma il punto non è nemmeno questo perché la definizione di film sta stretta a Mr. Vampire e conviene allora salire di registro e dirlo più chiaramente. Ecco. Non è affatto facile parlare di certi capolavori. Devi stare lì a spiegare che non è detto che siano solo i grandi autori a farli. I film sono un lavoro di squadra ed in questo caso conta il produttore che si chiama Sammo Hung Kam-Bo, cioé una montagna del cinema dell’ex-colonia; una persona impossibile da riassumere in questa sede, una di quelle di cui sei sicuro di tralasciare qualcosa se provi a descriverlo considerando tutti i crediti che ha assunto nella sua carriera di attore, regista, produttore, coreografo. Non si può non citarlo, perché questa pellicola è figlia del successo di Encounters of the Spooky Kind, il primo vero film incentrato sugli jiangshi, che fu scritto e diretto da lui in persona. Lo sceneggiatore poi si chiama Sze-To Cheuk-Hon, anche se è più noto come Roy Szeto. E’ l’uomo dietro alcuni dei film più importanti di quegli anni come Dangerous Encounters – 1st Kind o Zu: The Warriors from the Magic Mountain, firmati da un’altra montagna che si chiama Tsui Hark. Con gli attori non si sa poi da dove cominciare. Si può far finta di non notare la presenza di Yuen Wah, Moon Lee, Pauline Wong, le comparsate di Wu Ma e di Yuen Biao, ma non si può passare altrettanto velocemente su Ricky Hui e Lam Ching-Ying. Il primo è stato uno dei corpi comici per eccellenza del cinema di Hong Kong ed assieme ai fratelli ha rappresentato l’apice della commedia nell’ex-colonia per decenni, almeno finché sulla scena non si è affacciato un certo Stephen Chow. Il secondo è una leggenda di altro tipo, che guarda caso si consacra con questo film, e donerà il suo volto al ruolo interpretato qua; da questo momento in poi sarà difficile immaginarsi un altro prete taoista diverso da lui e anche gli altri tentativi da parte di pur validi attori non potranno che essere ricalcati sul baffuto e savio Lam Ching-Ying.

Allora c’è un gradino in più da salire dopo il capolavoro, perché Mr. Vampire è un riferimento assoluto per una cinematografia come quella di Hong Kong. Mr. Vampire è il crocevia di generi allo stato puro: un simbolo per un’idea di cinema incredibile mai pensata, mai realizzata, altrove. E’ un punto di inizio capace di scatenare un fiume in piena di imitazioni, al di fuori del controllo, indomabile e di cui è ancora oggi impossibile tener traccia. Tutto questo nonostante voglia essere “solo” una commedia, senza epica, senza i complicati artifici usati da altri film per assumere lo stesso status, ma semplicità su tutta la linea. Semplicità ed intrattenimento. Scusate se è poco.

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