Muay Thai Chaiya

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Muay Thai ChaiyaOrmai i film sulle arti marziali thailandesi sono in patria dei prodotti ciclici e ricorrenti. Come tutti i film di successo (perché la Thailandia è attualmente nota in occidente al grande pubblico non festivaliero quasi esclusivamente per Ong Bak e The Protector) portano ad una produzione anomala; un mucchietto di scarti e film saturanti, i nomi grossi che richiamano tutte le attenzioni (Ong Bak e The Protector, appunto e ad oggi Chocolate) e poi dei film di contorno che spesso sono proprio i titoli più interessanti. Parliamo di film decisamente diversi tra loro come Tabunfire, Born to Fight e questo Muay Thai Chaiya.
Alle redini dell’opera troviamo Kongkiat Khomsiri, uno dei co-registi del tellurico Art of the Devil 2 nonché sceneggiatore di Bang Rajan e The Unseeable, alla produzione Thanit Jitnukul (il regista di Bang Rajan) e tra gli interpreti notiamo Akara Amarttayakul (Saving Private Tootsie) e la bella Saengthong Gate-Uthong, indimenticabile protagonista di Citizen Dog.
Il film è ambizioso e fonde insieme più anime, una, quella dei cosiddetti big timer (le biografie dei boss in ascesa), l’altra quella dei “fratelli di sangue” e dell’amicizia virile, una prettamente sportiva, filtrandola con uno stile che più volte ricorda lo Scorsese di Quei Bravi Ragazzi e giungendo ad una sorta di nuovo Friend (campione di incassi coreano) thailandese (anche se in patria c’era già stato in tempi non sospetti il Dang Bireley in tema).
Non tutto funziona e non tutto funziona sempre, penalizzato anche da una durata eccessiva, da una ripetitività e da temi e immaginari già collaudati e già visti altrove. Mancano del tutto – che sia un pregio o meno – parentesi ironiche, mentre l’intero film è un violentissima macelleria gore che parte da “pura” muay thai passando per duelli clandestini all’arma bianca fino ad incrociare le armi da fuoco. Il rigore talvolta scema visto che si passa da un serio realismo a improbabili sequenze action; non che si tratti necessariamente di un difetto, tutt’altro, i problemi sono altri e una sforbiciata alla metrica e alla durata avrebbe sicuramente portato immediatezza e avrebbe condotto ad un maggiore coinvolgimento.
Il pregio maggiore sono alcuni dettagli che il regista infila durante la narrazione, piccoli gesti, trovate, invenzioni, soluzioni narrative fresche e incisive che sono alla fine i momenti migliori del film (un “cattivo” che trafigge un uomo con un pugnale e poggia l’orecchio sul suo petto per ascoltare in diretta il cessare del battito cardiaco).
Poco originale più che altro, ma la resa è sicuramente buona e il film può fare trascorrere piacevolmente le ore che separano lo spettatore bisognoso di emozioni dall’uscita del prossimo grande film basato sulla boxe thailandese.

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