Murder Take One

Voto dell'autore: 3/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [3,00/5: 1 voti]

Murder Take OneQuante volte un fatto di cronaca viene analizzato dai mezzi di informazione, scandagliato, sminuzzato e passato al vaglio in ogni sua più piccola particella subatomica alla ricerca di “esclusive”, particolari strappalacrime o che coinvolgano comunque la sensibilità dell’opinione pubblica? Anche dalle nostre parti, troppe. Corea: un omicidio, un sospettato, un interrogatorio mandato in onda. Queste le premesse di un azzardato connubio tra reality show e indagine poliziesca, critica divertita e intelligente alla spettacolarizzazione del crimine. Ma il baricentro del film è altrove, e la prima, impressionante sequenza in picchiata su e giù da una gru schiarisce immediatamente le idee a riguardo con un messaggio metafilmico: “siete in un grande circo, fatevi trascinare dal vortice ininterrotto delle situazioni!”

Adattato da Jang Jin da un suo spettacolo per il palcoscenico (stesso titolo, 2000, con Choi Min-shik), Murder… tradisce in ogni momento l’impianto teatrale originale, senza peraltro tentare mai di nasconderlo. Ne sono un esempio lampante i dialoghi serrati, le innumerevoli scenette episodiche, l’impostazione realistica della recitazione e le location esigue. Tuttavia il pericoloso esperimento è andato per il meglio, dal momento che l’umorismo cerebrale, l’inventiva e lo stile del regista hanno avuto un peso decisivo. Jang Jin è impareggiabile nel frullare insieme più generi filmici in cui affogare personaggi bizzarri e storie ai confini della realtà, non tanto nei contenuti, quanto nell’atmosfera sospesa e surreale.
Tra il vorticare di ispettori, sospettati, testimoni, presentatori e produttori, protagonista assoluto rimane Cha Seung-won, dopo Blood Rain finalmente uscito dal tunnel dei ruoi comici, il quale, sebbene scelto di ripiego, ha dato prova di una grande versatilità nel dare corpo a un insolito personaggio burbero e “cool” e allo stesso tempo dalla forte caratterizzazione grottesca e ironica. Tra i ruoli minori, il sempre più bravo Shin Ha-kyun – particolarmente a suo agio nei ruoli da esaurito -, la bella Kim Ji-su – portata alla ribalta da This Charming Girl -, il grande Jeong Jae-yeong – un affezionato del regista in un divertente cameo che ruba la scena – e, nei panni di un poliziotto disilluso, il veterano Shin Goo, in splendida forma e impresso indelebilmente nella memoria di chi l’ha visto in Ruler of You Own World.
Passando agli aspetti tecnici, non bisogna aspettarsi un grande lavoro artistico o innovativo, ma tutto lo staff lavora adeguatamente. La colonna sonora accompagna discretamente, irrompendo di tanto in tanto con diversi arrangiamenti dell’ottimo tema principale, ereditato dalla versione teatrale. Le scenografie luminose, ultramoderne, curatissime, sottolineano adeguatamente l’ambiente televisivo e danno un respiro più ampio ai movimenti degli attori.
Purtroppo l’impostazione teatrale particolarmente fitta di dialoghi può stordire, la mancanza di un genere di riferimento può disorientare, l’apparente gratuità di alcune trovate può spiazzare, e se aggiungiamo la pressochè totale assenza di azione e la velocità con cui vengono messi in campo e abbandonati personaggi e sequenze, è facile capire come la visione potrebbe risultare fastidiosa per gli spettatori non preparati. Tuttavia non ci sono mezze misure con Jang Jin: o lo si ama spassionatamente o lo si odia con tutte le forze.
Attore, scrittore di sceneggiature teatrali e cinematografiche e produttore, col discreto successo di Someone Special – una love story raccolta, anomala ma deliziosa -, Jang ha saputo risollevare le sorti della propria casa di produzione, regalandosi l’occasione non solo di disporre di un budget medio-alto per questo film (frutto soprattutto del sostegno della Cinema Service), ma anche di finanziare un altro suo grosso progetto e affidarlo alle abili mani del promettente Park Gwang-hyun: Welcome to Dongmakgol.
Fresco e brioso o verboso e traballante che sia, Murder… rimane inequivocabilmente un pezzo di cinema della penisola coreana di tutto rispetto. Costituito in parti uguali di pungente satira, di commedia noir e di melodramma soprannaturale, tratteggia con sapienza personaggi a tutto tondo che, tra le risa e le urla, tra interrogatori ed esorcismi, vivono di vita propria in un grande circo, trascinati dal vortice ininterrotto delle situazioni. Proprio come nella realtà…

CONDIVIDI: