MW

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MWPer celebrare gli ottanta anni dalla nascita di Tezuka Osamu, il re del manga (Astroboy, Black Jack…), il regista Iwamoto Hitoshi, tiepido esecutivo di origine televisiva, è chiamato a rendere su grande schermo una sua opera cartacea, MW.

Storia di  un virus creato in laboratorio dagli americani che si libera su di una piccola isola sterminando metà della popolazione; all’altra metà penserà l’esercito. I soli sopravvissuti sono due bambini di cui uno fortemente contaminato. Il “sano” si ritirerà nelle vesti di prete, l’altro diventerà un brillante imprenditore con la doppia vita da assassino seriale con obiettivi i responsabili del precedente massacro. Suo scopo finale, impossessarsi del virus e utilizzarlo sulla popolazione civile giapponese. Un poliziotto (Ishibashi Ryo) darà la caccia al duo.

Troppo lungo, troppo anonimo e troppo enfatiche le poche sequenze suggestive montate con degli effettini digitali di post produzione fuori tempo massimo. La parte forse più vivace e intrigante è composta da una lunga sequenza d’azione con inseguimento automobilistico annesso ambientata in Thailandia e gestita da maestranze locali. Il resto, scritto dallo stesso sceneggiatore del film live action di Death Note è meccanico e didascalico, spesso svolto con poca voglia e molta noia (come avviene troppo spesso nelle riduzioni ad alto budget di noti manga). I due ruoli principali sono affidati a volti giovani e in parte collaudati, il divetto Tamaki Hiroshi (Nodame Cantabile) e il già noto Yamada Takayuki, già visto nei panni di Tamao Serizawa in Crows Zero. Un action tiepido e grossolano, facilmente trascurabile, solo per fans e studiosi dell’opera del maestro Tezuka.

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