My Schoolmate, the Barbarian

Voto dell'autore: 3/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [4,00/5: 4 voti]

My Schoolmate, the BarbarianWong Jing ha una capacità innata, quella di farti assistere ad ogni suo film senza farti sentire troppo idiota, facendoti fruire incondizionatamente di ogni follia che puntualmente mette in scena, da Naked Killer a quest’opera, con un relativo coinvolgimento. E questo è un film di cui si è  fin troppo poco parlato, fosse stato fatto appena dieci-quindici anni prima starebbe scritto e sottolineato in tutti i saggi su questa cinematografia. Si, perchè My Schoolmate, the Barbarian è bel cinema ed ha parecchi pregi. Se amate la vecchia Hong Kong del ventennio 80/90 il film dovrebbe piacervi. Se credete nelle teorie sui generi, questo film è puro genere.

Edward (Stephen Fung) ricchissimo figlio di una donna manager dell’alta società hongkonghese viene cacciato da una scuola privata a causa di un ex fidanzatina bastardissima e finisce per tutta una serie di strani fraintendimenti nella peggior scuola dell’ex colonia, la TBS. Questa “scuola in fiamme” è sede di una tradizione che si svolge in un’aula dell’ultimo piano. Dei duelli a due tra studenti.

Stereotipi. Le scuole giapponesi nell’immaginario collettivo sono frequentate da scolarette allupate/allupanti, mostri TEENtacolari che insidiano le scolarette, e ragazzini che si picchiano. Si picchiano anche ad Hong Kong, ogni mondo è paese. Aula molto grande. 55 banchi posti a scacchiera a mò di ring(u). Ventilatori accesi che roteano sopra le teste dei combattenti. Via le scarpe, inizia l’incontro, i tavoli volano e si frantumano, limitando sempre più le dimensioni del ring e rendendo l’incontro un corpo a corpo. Il primo che cade dal ring, perde. Chi vince diventa “the King of”.

Logicamente Edward diventerà amico del diffidente e abilissimo “king of”,  un bravo Nicholas Tse e verrà addocchiato da una bruttina ma dolce e psicotica Fung (la popstar Joey Yung, che in questo film assomiglia, viene diretta e recita come Shu Qi in versione arteriosa). La storia c’è, i personaggi pure e descritti anche benino (c’è un uomo delle triadi che filtra tutto ciò che vede attraverso le lenti di una videocamera palmare), la regia c’è e c’è anche tanto stile. Le coreografie riuscite (poteva essere altrimenti) sono del maestro Ching Siu-tung (A Chinese Ghost Story, Swordsman II), uno stile fulminante e dinamicissimo fonde invenzioni e idee, trovate di linguaggio continue, ralenti, step framing, accelerazioni, macchina perennemente in grandangolo, capovolta, fuori asse, montaggio epilettico. Lo sguardo del regista sul mondo dei gggiovani sa un pò di costruito, e il finale che vira la relativa seriosità in un film videogioco (letteralmente, con le definizioni dei colpi e dei “combo” in sovraimpressione) può funzionare, nonostante la trovata non sia filologicamente precisa come lo era nel film City Hunter, dove andava a citare con competenza un altro picchiaduro, Street Fighter II (ormai Wong Jing dopo i film citati e Future Cops sembra davvero essere affezionato all’argomento).
Rimane da prendere atto degli altri bravi attori, uno Stephen Fung impacciato, un bravo Samuel Pang che interpreta Mantis, l’ultimo fortissimo avversario di Nic Tse e un gran caratterista, Ng Chi-hung.

CONDIVIDI: