
Titolo originale: Neoneun nae unmyeong
Interpreti: Jeon Do-yeon (Eun-ha), Hwang Jeong-min
(Seok-jung), Seo Ju-hee (Kyu-ri), Ryu Seung-soo (Chul-kyu), Nah Moon-hee
(Seok-jung's mother), Yoon Je-moon,
Go Su-hee,
Kim Bu-seon,
Kim Kwang-gyoo,
Kim Hak-seon,
Kim Joo-ryeong
Produttore: Oh Jeong-wan
Produzione: Bom film
Distribuzione: CJ Entertainment
Musica:
Bang Joon-seok (Crying Fist, R-Point, ...ing,
JSA,
Tell Me Something)
Sceneggiatura: Park
Jin-pyo
Montaggio: Moon In-dae
Release date: 23 settembre 2005
Botteghino Coreano: 2 571 574 biglietti al 30 ottobre
2005
123' - 35mm - 1.85
Attenzione! Leggeri spoiler!
Un bifolco si invaghisce di una ragazza "da
bar" e la vorrebbe sposare, questa in parole molto povere la
situazione iniziale di You Are My Sunshine. Senonché,
appunto, si tratta solo dell'incipit, della punta di un
iceberg che cela l'entità della sua massa più consistente in
profondità.
Ambientato nell'operosa provincia coreana fatta di
allevamenti e karaoke bang, il copione di Park (Too
Young to Die) tocca un
tema non inedito e che sarà ripreso in altre occasioni:
l'ingenuo e infantile contadinotto scapolo che si sforza di trovare una moglie di poche pretese
che si accontenti di una vita dura e umile (cfr. Wedding
Campaign o la miniserie Bride From Hanoi). Tuttavia, pur introducendo dei personaggi
tipici della commedia - il bifolco, l'amicone, la bella
ragazza dal passato fumoso - prende una direzione
diametralmente opposta, non prima di aver dato alla love
story il leggero tocco del melo "alla Hur Jin-ho",
omaggiato apertamente in più occasioni (One Fine Spring
Day su un manifesto per strada e in un drive in; la
protagonista che si fa chiamare Eun-ha).
Poi, al giro di boa della metà film, il regista imbocca la strada
del dramma-tragedia, riuscendo a tenersi alla larga anche dai
cliché di questo genere senza angosciare e opprimere la
visione con quel senso
di disastro imminente che rovina le sorprese e che tanto piace a una certa
cinematografia di una certa provenienza geografica.
Quindi una prima metà simpatica e trasognata (l'amore
sofferto, ma tenero e delicato) e una seconda struggente e
degradata (l'amore disperato e folle, ma solido). Un po' di autoindulgenza o il timore di lasciare gli
spettatori in sospeso allungano inutilmente il finale, ma per il
resto la sceneggiatura è ben orchestrato e si mantiene su
alti livelli.
Una cura maniacale per l'inquadratura e per le scenografie
arricchisce gli ambienti di dettagli e anche la fotografia
contribuisce al fascino delle riprese, mentre di tanto in tanto
alcuni giochi di specchi anticipano il tema della personalità
latente e problematica della protagonista.
Jeon Do-yeon (The Contact, Happy End, No
Blood No Tears, Untold Scandal) è da tempo assurta al rango di divinità
per quanto mi riguarda, ma qui supera se stessa,
riuscendo ad apparire credibile in ogni situazione, dalle
risate alle grida disperate, dalla mogliettina alla puttana
mantenendo il suo adorabile modo di recitare naturale e
immediato. E, cosa ancor più stupefacente, anche il ragazzone
Hwang Jeong-min (Road Movie, A Good Lawyer's
Wife, This Charming Girl) non è da
meno, interpretando un ruolo azzeccato e intenso che valorizza
adeguatamente le sue capacità. Molto appassionata anche la prova della
veterana Nah Moon-hee (The Quiet Family, Please
Teach Me English e la serie TV My Name Is Kim Sam-soon).
A riprova che non siamo di fronte ad un prodotto
superficiale, vanno segnalate molte scene cariche di significati metaforici:
il dialogo dei due protagonisti sulla scala a chiocciola,
simbolo della loro storia ancora tutta da salire (o da
discendere); lui che vende la mucca, ovvero quella che era la
sua speranza in un futuro migliore; o ancora lui su un pontile
sommerso, come il suo stato d'animo. E sono molti altri gli
spunti sui quali ci sarebbe da discutere e che andrebbero
adeguatamente approfonditi.
Altre mani avrebbero potuto imboccare delle strade molto
meno coraggiose e perdersi in smancerie e lacrime facili
affrontando un genere abusato e dominato dai luoghi comuni, ma
Park Jin-pyo regala alla storia una forza e una maturità fuori dal
comune. I personaggi sono ottimamente caratterizzati, e
varrebbero da soli il prezzo del biglietto, mentre l'ambientazione
apporta un tocco di
quotidianità a una vicenda - peraltro tratta da una storia
vera - destinata a sconfinare nell'extra-ordinario.
Una delle cose migliori che mi sia capitato di vedere negli
ultimi mesi.
a cura di Mark 3
|