Naked Killer

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Naked Killer di Clarence FordNaked Killer è tra i principali titoli che si sentono nominare quando ci si avvicina vergini al cinema di Hong Kong. Tra i vertici del cosiddetto CAT III e trampolino di lancio per la bella Chingmy Yau, Naked Killer è ormai considerato a tutti gli effetti un cult assoluto degli anni ’90. I primi cinque minuti spiegano eloquentemente a cosa è dovuto questo marchio. Tutta l’anarchia e l’esplosiva creatività che hanno baciato l’Hong Kong del ventennio d’oro (1977-1997) traboccano vorticose dalle immagini che compaiono sullo schermo.

Un incipit clamoroso, che trascina dritto al cuore della poetica di Clarence Ford, senza fare prigionieri. Ford infatti non perde tempo e subito presenta la sua Kitty (Chingmy Yau). Morbosa, ambigua, letale, Chingmy Yau dà al personaggio tutte le sfumature che Ford richiede: bellezza, innocenza e dolcezza da un lato, determinazione e coraggio dall’altro. La donna passa rapidamente all’azione eliminando in maniera cruenta e spettacolare il suo bersaglio. Il taglio delle inquadrature, con quegli angoli imprevedibili che rompono le convenzioni e offrono punti di vista unici sugli eventi; il montaggio scavezzacollo, che scansa continuità e linearità a favore di un dinamismo sempre vigile; scenografia e fotografia ripensate al servizio di una sperimentazione estetica, tra eccessi di blu e fasci di luce che arrivano da chissà dove. Tutti questi elementi ritornano in ogni frammento del film con grande coesione, la stessa che volutamente manca allo sviluppo della trama, tra balzi indietro e avanti nel tempo ed ellissi che depistano l’occhio. E pensare che Naked Killer non è nemmeno la prova più ardita di Ford in termini di ricerca stilistica. Basti vedere il precedente Gun & Rose o quanto succederà in Cheap Killers e in Her Name is Cat. La scrittura di Wong Jing spinge Naked Killer su binari torbidi. Nonostante il “Naked” nel titolo crei oggi aspettative che verranno probabilmente deluse (zero nudi integrali), la vicenda si tinge di lesbismo ed erotismo soft senza mai arrivare all’esibizionismo e alla scopofilia volgare. A dispetto di quello che si possa pensare dando una rapida occhiata al trailer, il film è ricco di ironia e c’è spazio per il romanticismo e il melodramma. Le scene di sesso non sono molte, durano poco e lasciano intravedere ancora meno. Stando all’intervista a Clarence Ford presente nel dvd inglese di Naked Killer, il regista non è a suo agio nel girare questa tipologia di scene. Tuttavia, non si può fare a meno di notare come la telecamera indugi innamorata sulle curve delle sue attrici, fosse anche per qualche istante. Vuoi per la censura, vuoi per l’intelligenza di Ford di suggerire e sollecitare sensazioni piuttosto che lasciare parlare i corpi indimenticabili dei personaggi. Questo meccanismo è ancora più palese nelle caos furioso delle sequenze d’azione. Tutti gli scontri rientrano in una complicata e precisa rilettura dell’azione sul grande schermo. La violenza esagerata, quasi troppa per essere credibile si fonde con le possibilità offerte dal wirework per aumentare il grado di spettacolarità. Routine per il cinema dell’ex-colonia inglese che proviene da quegli anni ruggenti. Ford però sottrae diversi elementi utili a comprendere l’esatto svolgimento di combattimenti corpo a corpo e sparatorie, senza cercare l’astrazione e l’illeggibilità proprie di una certa scuola di Hong Kong più o meno contemporanea a Naked Killer (Blade of Fury, Ashes of Time, The Blade, ecc.). Qui le immagini rivelano precisamente quello che intendono mostrare, solo che sembra sempre mancare il fotogramma chiave per collegare azione e reazione in un determinato passaggio. Si va per deduzione, si aspetta di vedere chi è ferito e chi no, chi è morto e chi è di nuovo pronto a colpire.

Ancora più sorprendente è come tutta l’azione risulti fluida e intensa a dispetto della scarsa preparazione atletica dei protagonisti. Sempre prendendo per buone le parole di Ford, tre mesi di allenamento intensivo sono bastati alle protagoniste per avere la forma fisica necessaria a reggere gli infuocati confronti. A questo va aggiunto quanto detto sopra in riferimento alla scenografia e alla fotografia per capire talento e mole di lavoro dietro la macchina da presa. Un lavoro enorme per quello che forse è il film che Wong Jing non è mai stato capace di dirigere. Naked Killer è ancora oggi uno spettacolo unico per gli occhi. Condensa spregiudicatezza e avanguardia in un’idea di cinema irripetibile e fondamentale. Rappresenta anche e soprattutto un cinema dalla personalità inconfondibile, a cui tantissimi hanno attinto da ogni parte del globo. Naked Killer è insomma un punto di passaggio obbligatorio per capire tutto il fermento che ha animato l’Hong Kong che fu.

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