Nana

Voto dell'autore: 3/5
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NanaNana non poteva mancare. Il cinema giapponese sovente attinge dai manga di successo, ma in questo caso il passo era davvero obbligato. La popolarità dell’opera di Yazawa Ai ha raggiunto proporzioni inimmaginabili sia dal punto di vista del target, interessando una fascia di età piuttosto ampia, dalle adolescenti più piccine alle quarantenni, sia su scala geografica in quanto oltre all’Asia intera ha sbancato prepotentemente anche in terra nostrana. Ristampe, libri, gadget di ogni tipo e una nuovissima serie animata.

Già dalle prime inquadrature si nota lo sforzo della produzione, molto attenta ai particolari per ricreare nel modo più fedele possibile l’atmosfera e l’estetica dello shojo manga originale. Una scelta che si è dimostrata un’arma a doppio taglio, facendo sì che riscuotesse gradimento tra gli appassionati del manga ma che non entusiasmasse eccessivamente gli spettatori occasionali, nonostante il successo ottenuto (quasi 35 milioni di dollari americani al botteghino). Il film funziona, ma non ripropone appieno lo stato emozionale delle tavole della Yazawa, risultando un po’ freddino, soprattutto nell’interpretazione dei giovani attori, primo su tutti Matsuda Ryuhei (Tabù – Gohatto, Rampo Noir, Izo) il più famoso ed esperto, che lascia trasparire davvero poco.

Due ragazze si incontrano per caso su di uno shinkansen – treno veloce giapponese per i tragitti più lunghi – e si ritrovano per strane circostanze a condividere lo stesso bizzarro appartamento. Pur essendo due tipi diametralmente opposti, le loro storie in realtà hanno molti punti in comune (oltre al nome di battesimo) e la musica sarà il fattore determinante che influenzerà il loro futuro, sia per le scelte d’amore che di vita. Come se non bastasse molte situazioni seguenti intrecciano i loro animi in maniera quasi naturale, dando la sensazione che la storia si evolva da sola senza necessitare di un vero e proprio canovaccio. La sceneggiatura è infatti lineare, condita da alcuni flashback relativi alle pene d’amore della Ozaki per il granitico Ren, il quale poi, proprio tramite la musica, prenderà la strada per il successo. L’ingenuità della Komatsu e l’apparente rudezza della Ozaki – ben rappresentata dalla stella rock Nakajima Mika -, rivelatasi poi passionale nei suoi drammi interiori e nell’intimità, sembrano dare delle continue, leggere sterzate allo svolgersi dei fatti che almeno non annoia e garantisce allo spettatore una certa freschezza, marchio di fabbrica del quarantenne regista di Kyoto, Otani Kentaro, a cui è già stato affidato il sequel dello stesso Nana nonché la trasposizione cinematografica del miglior manga del maestro Adachi Mitsuru, Rough.

Il fenomeno musicale giapponese – se così possiamo definire il colosso della j-pop – è vissuto in maniera molto particolare rispetto a come i nostri giovani si appassionano alla musica e il film ricalca più volte, in modo aderente, episodi che ai nostri occhi possono risultare quasi buffi o poco credibili. Per esperienza personale posso assicurare che l’ordine e la semplicità disarmanti con cui i giovani nipponici seguono i concerti è ben raffigurata e non forzata. L’agitare all’unisono barre fosforescenti in occasione di canzoni d’amore, i movimenti sempre uguali, quasi coreografici e differenziati per brano, sono estremamente reali, ma soprattutto non strumentalizzati. I temi musicali sono molto curati (quello portante è composto dalla stella Hyde de L’Arc’n’Ciel), come anche le canzoni presenti nei vari concerti, sia dei Black Notes che dei Trapnest. Solo pochi volumi sono trasposti in questo film per il cinema – in realtà la Yazawa ha completato 16 tankobon di Nana – quindi i fan attenderanno con ansia il seguito previsto per dicembre con l’assenza di Matsuda, ma soprattutto con la sostituzione della Miyazaki, rimpiazzata da Ichikawa Yui, già interprete dei due Ju-on.


Alcune edizioni del film in dvd:

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